19 maggio 2025

Bitcoin, come investire su Wall Street a leva

 














Acquistare bitcoin o strumenti finanziari ad esso correlati, come gli ETF dedicati alle criptovalute, significa di fatto acquistare l’indice azionario S&P , ma con un fattore moltiplicativo.

Il grafico infatti dimostra che una variazione annua dell’indice S&P del 13% si accompagna ad una crescita di poco inferiore al 52% del bitcoin (4 volte tanto). Ciò vale anche per le variazioni negative. Nel dicembre 2022, l’indice S&P500 perdeva rispetto a un anno prima quasi il 20%; il bitcoin poco meno del 65%. In altri termini, la perdita veniva moltiplicata per più di 3 volte.

Poiché l’evoluzione è molto simile tra i due asset, si deve essere consapevoli che una posizione in bitcoin significa di fatto replicare l’andamento dell’indice azionario, ma con un effetto moltiplicativo rilevante, nel bene e nel male.

Vi sono tuttavia degli aspetti del bitcoin che in futuro potrebbero rendere la cripotvaluta molto più di una riserva di valore, come è attualmente l’oro.

Per esplicitare meglio le caratteristiche che potrebbe acquisire il bitcoin, citerò un post pubblicato su https://swerveinsights.substack.com/p/redefining-safe-havens  ad opera di un consulente finanziario, Pietro Ventani.

Oltre ad essere non sovrano, Bitcoin può essere facilmente auto-custodito e trasferito anche su larga scala, a differenza dell'ingombrante metallo prezioso. Con una capitalizzazione di mercato di circa 1,7 trilioni di dollari, meno del 10% di quella dell'oro, Bitcoin può essere acquistato in qualsiasi quantità, non importa quanto piccola, mentre l'oro fisico è vincolato dalla denominazione della sua moneta o lingotto. Poiché le alternative interessanti all'uscita dal mercato statunitense diventano scarse, è facile immaginare che una quota crescente dei flussi di capitale globali trovi la sua strada in questo asset digitale.

Oggi, il 54% di tutti i Bitcoin non si muove da oltre due anni, rispetto al 46% della fine del 2022. Questo cambiamento segnala una crescente tendenza a trattare Bitcoin come un'allocazione a lungo termine piuttosto che come un veicolo di trading a breve termine.

È improbabile che lo yuan cinese, l'euro o lo yen giapponese usurpino il dominio del dollaro nelle transazioni transfrontaliere. Allo stesso tempo, l'oro è poco pratico su larga scala. Nonostante l'uso di sistemi elettronici per registrare le transazioni in oro, la necessità intrinseca di movimento fisico rimane una sfida logistica, soprattutto in grandi volumi. Inoltre, l'oro richiede ampie misure di sicurezza, complicando il suo utilizzo come mezzo di scambio nelle transazioni che coinvolgono più parti e giurisdizioni.

Al contrario, è sempre più probabile che i paesi cerchino un mezzo di scambio non sovrano, che possa essere autocustodito, distribuito in modo affidabile, che offra una finalità quasi istantanea e che sia programmabile per supportare transazioni trustless in un mondo sempre più imprevedibile. Bitcoin affronta molti dei limiti dell'oro e porta con sé un'infrastruttura di pagamento decentralizzata integrata. Essendo un asset intrinsecamente digitale, è più facile da trasferire e dividere. La sua programmabilità, nonostante le attuali limitazioni, ha il potenziale per miglioramenti futuri e i costi minimi di transazione di Bitcoin, insieme alla solida sicurezza crittografica, riducono ulteriormente i rischi associati all'oro fisico. Questa necessità di un mezzo di scambio stabile, sicuro e flessibile in un contesto geopolitico mutevole rende Bitcoin un'opzione praticamente unica.

Ci sono già segnali che l'adozione di Bitcoin come valuta di trading potrebbe essere in corso. Catturare anche solo il 10% dei quasi 33 trilioni di dollari di commercio globale genererebbe una domanda sostanziale e accrescitiva, facendo potenzialmente salire significativamente il suo prezzo.

Ancora più importante, forse, la correlazione storicamente stretta con (…) Nasdaq spesso utilizzato per sostenere che Bitcoin è solo un parco giochi per cacciatori di volatilità, si è rotta nell'ultimo mese. Questo disaccoppiamento potrebbe segnalare le prime fasi di un trend rialzista rinnovato e strutturalmente più solido.














Qui ho riportato il confronto con l’indice S&P500. In effetti, l’andamento è molto simile, salvo l’effetto leva di cui si è detto all’inizio. 

Guardando il grafico, si ha l’impressione che il bitcoin anticipi l’andamento del mercato azionario, sia nelle fasi di crescita che in quelle ribassiste (solo tra il marzo e l’agosto dell’anno scorso il bitcoin non è stato un buon previsione di Wall Street, ove anziché scendere ha iniziato la sua corsa a partire da maggio).

 Ma la tesi del consulente Ventani non è per nulla isolata. Ecco quanto pensano alla Standard Chartered:

Standard Chartered (LON:STAN) prevede che Bitcoin raggiungerà un nuovo massimo storico nel secondo trimestre del 2025, guidato da una riallocazione strategica lontano dagli asset statunitensi, con diversi indicatori chiave che segnalano un crescente slancio.

"Ci aspettiamo che una riallocazione strategica degli asset lontano dagli asset statunitensi inneschi la prossima forte impennata di Bitcoin (BTC) nei prossimi mesi", ha dichiarato Geoff Kendrick, Global Head of Digital Assets Research di Standard Chartered, in una nota.

Kendrick prevede che Bitcoin salirà dal suo livello attuale vicino a $95.000 fino a circa $120.000 in questo trimestre, con guadagni che continueranno durante l’estate verso un obiettivo di fine anno di $200.000.


Panoramica dei mercati finanziari nella settimana terminata il 16 maggio


Dollaro e tassi. Attualmente la FED, la banca centrale americana, sta tenendo fermi i tassi ufficiali al 4,5%. Stando ai futures negoziati sul mercato, sono tuttavia visti in discesa al 4% per fine anno. I tassi impliciti di mercato confermano questo andamento. Quelli tedeschi, punto di riferimento per l’€uro, dovrebbero invece restare invariati nei prossimi tre mesi e scendere di due decimi di punto a fine anno. Ne consegue che il differenziale dei tassi tra quelli americani e quelli tedeschi si andrà riducendo e ciò dovrebbe favorire la svalutazione del dollaro.

Quanto ai tassi italiani, quelli impliciti prospettano nei prossimi tre mesi una lieve discesa dei rendimenti (dal 2 all’1,9%) ma prevedono un aumento al di sopra del livello corrente (al 2,2% dall’attuale 2%) nei successivi nove.

 

Azionario americano. L’indice S&P500 è ritornato sopra la media mobile annuale, ponendo apparentemente fine alla correzione iniziata a febbraio. Gli analisti hanno drasticamente abbassato il ritmo di crescita degli utili tanto per il primo che per il secondo trimestre (dall’8,3 al  7,4%).Ridimensionati anche i tassi di crescita per la seconda parte dell’anno da oltre il 14 al 13,3%. Nel complesso del 2025, gli utili cresceranno del 10,5% contro l’11,9 previsto una settimana fa.

 

Azionario italiano. L’indice FtseMib è in un trend crescente dall’inizio del 2023. I ribassi dei mesi scorsi non hanno nemmeno scalfito la media annuale. Gli utili a dodici mesi sono visti in crescita dell’8,8%.

 

Azionario cinese. L’indice Msci China espresso in €uro è in un trend positivo dalla fine del terzo trimestre dell’anno scorso. Il calo dei mesi scorsi è stato significativo, ma non ha intaccato la media annuale. Gli utili a dodici mesi sono stimati in aumento di oltre il 18%.

 

Oro. Il metallo giallo ha risentito degli accordi (del tutto provvisori) sui dazi tra gli Stati Uniti e la Cina. L’allentamento (sia pur per 90 giorni) delle tensioni commerciali ha ridotto la domanda di beni rifugio. Il calo delle quotazioni dalla fine di aprile è del 3,6%. Dall’inizio dell’anno guadagna comunque quasi il 22% (13% in euro). Il trend ascendente per il momento rimane invariato.

 

Bitcoin. Trend crescente, ma in prossimità dei valori massimi. E’ un buon indicatore (a leva) del possibile andamento del mercato azionario. La continuazione dell’attuale trend implica una buona predisposizione al rischio degli investitori, con annesso buon andamento dell’equity.