30 giugno 2026

Ricchi sempre più ricchi

 Nel 2025, 58 milioni di adulti possedevano più di un milione di dollari. Erano l’1,5% della popolazione mondiale e detenevano il 48,4% della ricchezza globale. L’anno prima, i ricchi erano 60 milioni (l’1,6% della popolazione) e ne possedevano il 48,1%.

Pertanto, benché vi siano meno milionari (-2 milioni), quelli rimasti sono diventati ancora più ricchi (la quota di ricchezza posseduta è cresciuta di 0,3 punti percentuali).

Infatti la ricchezza media di questo club esclusivo, è passata da 3,77 milioni a 4,32 milioni di dollari (+14,6%).

Tutti gli altri, vale a dire il 98,5% degli adulti a livello mondiale, deve accontentarsi in media 70.512 $ (in aumento sul 2024 dell’8,3%).

Il maggior numero di milionari si trova negli Stati Uniti (23.6 milioni di individui, ma in calo rispetto ad un anno prima di circa 200 mila unità).

Al secondo posto c’è la Cina con 5,3 milioni di persone, ma anch’essa in calo di oltre un milione di individui.

Segue il Giappone con 2,9 milioni di adulti milionari, in aumento rispetto al 2024 di 170 mila unità.

La Germania detiene il quarto posto con 2,6 milionari, in leggero calo rispetto ad un anno prima. Seguono il Regno Unito e la Francia (intorno ai 2,4 milioni di individui).

L’Italia conta 1,2 milionari, in calo sul 2024 di oltre 100 mila unità.


In termini di ricchezza media per adulto, il paese più ricco è la Svizzera con poco più di 910 mila $. Gli Stati Uniti sono al secondo posto con quasi 700 mila dollari. L’Italia si ferma a meno di 280 mila.

Tuttavia la media viene distorta dai ricchi patrimoni. Se si considera il valore mediano, ossia la ricchezza posseduta dall’individuo esattamente a metà del numero della popolazione, si ha un’idea più realistica. Con questa metrica, Lussemburgo e Belgio risultano i paesi più ricchi . In Italia, l'individuo mediano possiede 131 mila $, superando Regno Unito, Francia, Spagna, Stati Uniti e Germania (paesi evidentemente più ricchi, ma concentrati in poche mani).


Fonte: https://www.ubs.com/global/it/media/display-page-ndp/it-20260630-gwr-2026.html

27 giugno 2026

Due scenari per il secondo semestre 2026

 


Dall’inizio dell’anno Wall Street sembra il miglior investimento, con l’indice S&P500 cresciuto del 7,4%. Chi ha investito in oro ha visto scendere le quotazioni di quasi il 5%, per non parlare del bitcoin, ove la perdita supera il 30%.

Ma la cosa interessante non è tanto chi ha guadagnato di più, ma cosa è successo a giugno: praticamente tutte le asset class sono state vendute, ad eccezione dei titoli governativi decennali (+0.7% al netto degli interessi).

Quindi se si vendono le azioni e non si acquista oro (o bitcoin) vi è solo un’altra possibile destinazione, a parte i deboli interventi sui titoli decennali: la liquidità. Gli investitori in maggioranza hanno preferito monetizzare ogni tipo di impiego finanziario.

Perché? 

Vi sono solo due possibili risposte a mio parere.

La prima, che ritengo la più probabile, non è certo per i rendimenti che offre la liquidità. Anche volendo considerare i tassi a breve termine (1 anno) si può conseguire un rendimento del 3,9%. Ma con un’inflazione che negli Stati Uniti è al 4,2% (a maggio), si avrebbe un ritorno in termini reali negativo. Pertanto, è ragionevole ipotizzare che gli investitori abbiano deciso di monetizzare in vista di un ribilanciamento dei loro portafogli: con l’inizio del secondo semestre vorranno capire che aria tira sia a livello geopolitico (se effettivamente verrà riaperto o meno lo Stretto di Hormuz o se è solo una pausa prima di una nuova ondata di bombardamenti), sia a livello americano, dato che le elezioni di  midterm sono sempre più vicine, con il rischio di una sconfitta di Trump. In altri termini, si è fatta cassa nella prospettiva di reinvestirla in temi considerati più interessanti. In tal caso, quella di giugno è solo una pausa all’interno di un trend che rimane impostato positivamente.

Oppure… Oppure si è monetizzato perché si teme il peggio. E una perdita del potere d’acquisto del 4,2% è un sacrificio ben sopportabile innanzi alla possibilità di perdite ben superiori. Ovviamente non si sa la probabilità di un simile scenario, ma non può essere escluso a priori.

Si può dire però che le previsioni degli analisti restano ottimiste, con gli utili per azione (eps) delle società incluse nello S&P500 visti in crescita nei prossimi dodici mesi del 19%. Tenendo conto che l’azionario americano è cresciuto nell’ultimo anno del 18,5%, innanzi ad una crescita effettiva degli utili del 18,7%, si può asserire che il mercato deve ancora apprezzare la crescita degli utili prevista per il prossimo anno.

I presupposti perché si possa realizzare il primo scenario vi sono. Non resta che prepararsi a vivere il semestre che viene.

24 giugno 2026

Bitcoin, la storia si ripeterà?

 


Il Bitcoin ha abbattuto la barriera dei 60 mila $. Se non torna sopra al più presto potrebbe scendere fino a 30 mila $.

Dai massimi di un anno fa ha perso quasi il 50% e potrebbe perdere un altro 50%, segnando una debacle del 75%. Se così sarà, non sarà la prima volta, ma la terza dal 2018.

Dove effettivamente si fermerà ovviamente non è dato sapere, ma il rischio che si avviti su stesso non può essere ignorato.

Acquistare ora comporta la convinzione che il ritorno sui massimi richiederà un tempo indefinito, che nella peggiore delle ipotesi assumiamo di dieci anni. In tal caso, si avrebbe un rendimento medio annuo del 7,2%. Se raggiungesse i valori di un anno fa nei prossimi cinque anni, il rendimento medio annuo sarebbe quasi del 15%.

Ma come si è detto, vi è il concreto rischio che nei prossimi mesi il prezzo precipiti. Occorre quindi avere una ferrea convinzione sulla possibilità che ritorni a vedere valori più confortanti.

Nelle due volte precedenti in cui il bitcoin aveva perso oltre il 70% è sempre riuscito a risalire, consentendo nel primo caso di triplicare l’investimento nel giro di due anni e di oltre due volte e mezzo nel secondo caso.

La storia si ripeterà anche questa volta?



20 giugno 2026

Bitcoin, fondamentale la tenuta dei 60 mila $

 

Il Bitcoin è in un trend discendente da circa un anno (-45%) e se il supporto dei 60.000 $ non reggerà potrebbe crollare fino a 30.000 $. Finora il supporto ha sempre resistito, ma fondamentale sarà il ritorno alla propensione al rischio.

Tuttavia l’IPO di Space X e in futuro di Anthropic e OpenAI possono aver deviato gli investimenti dalla criptovaluta ai titoli che si quotano al Nasdaq nella convinzione che siano più stimolanti.

La circostanza che la media annuale del bitcoin sia pronta a incrociare verso il basso quella biennale decreterebbe definitivamente il trend ribassista.

Solo un ritorno, al momento improbabile, sopra i 90 mila $ potrebbe aprire un nuovo trend rialzista. E’ quindi verosimile che se non rompe al ribasso possa intraprendere per un po’ di tempo un andamento laterale come avvenuto tra il febbraio e l’agosto del 2024.

Addendum del 22 giugno 2026

In un’ottica di lungo periodo, con il bitcoin che attualmente perde dai massimi quasi il 45%, si potrebbe creare un’opportunità di acquisto. Se si suppone che nella peggiore delle ipotesi possa impiegare dieci anni per ritornare sul valore massimo, si avrebbe di fatto un rendimento medio annuo del 6,2%, ben superiore a un Btp di analoga durata (attualmente al 3,67%). E’ evidente che se ritorna sui massimi prima dei dieci anni, il rendimento medio aumenta. Tutto sta, a questo punto, a quanto “credete” che il bitcoin possa ritornare almeno a 115.765 $. (Se le percentuali non vi hanno impressionato, il ritorno sui massimi in dieci anni o prima equivale ad un guadagno complessivo dell’82%).


17 giugno 2026

L'ultima moda

 A neanche una settimana dal debutto al Nasdaq è già cresciuta del 50%. E' la moda (o la bolla) del momento. Da una parte, questa corsa agli acquisti è indicativa del clima di fiducia degli operatori di mercato, ma potrebbe presto tramutarsi anche in un brutto risveglio.

La gente si strappa di mano le azioni come se fosse l'ultima bottiglietta d'acqua nel mezzo di un deserto. E in effetti di deserto bisognerebbe parlare, di assenza di utili, mentre viene scambiata, o meglio portata via, a 76 volte il fatturato atteso per quest'anno.

Fortunatamente, secondo le stime di seeking alpha, gli utili inizieranno ad apparire nel 2027. E gli investitori "razionali" quanto sono disposti a pagare per ogni dollaro di utile? oltre 2000 $ (un rendimento dello 0,05%). Per gli investitori esperti, un P/E forward di 2000. 

Se non è una bolla questa...

Se non si fosse capito, si sta parlando di Space X.

15 giugno 2026

S&P, Oro e BTC

 S&P500

Rispetto a un anno fa l’indice S&P500 è aumentato del 21.7%. Poiché gli eps sono aumentati nello stesso periodo del 18,5%, il buon andamento delle quotazioni include un 3,2% di crescita degli eps previsti per i prossimi dodici mesi. Poiché questi sono visti in crescita del 19.2%, il potenziale incremento per l’indice azionario è del 16%, nell’ipotesi che il P/E resti invariato a 24,6 volte gli utili.

Poiché nell’ultimo anno il P/E è oscillato tra 22,25 e 25.3 volte gli eps, l’intervallo previsivo standard consente di avere un potenziale di crescita tra dodici mesi dell’indice S&P tra 8150 e 9270 punti, ovvero da un minimo dell’8% a un massimo del 22.7%.


ORO

La possibilità di un accordo tra gli Stati Uniti e l’Iran ha ridato fiato al gold: al momento guadagna il 2,4% rispetto alla chiusura di venerdì.

Il cambiamento d’umore avviene dopo tre mesi e mezzo molto negativi. Dalla fine di febbraio perde ancora il 18,2%.

La guerra contro l’Iran ha indotto gli investitori a ridurre la propria esposizione in seguito alle vendite dei paesi arabi che vedevano svanire le entrate derivanti dal petrolio e dal turismo.

Nonostante dall’inizio dell’anno gli ETF specializzati nell’oro risultino ancora acquirenti netti per 51,7 tonnellate di oro, tra maggio e la metà di giugno le vendite sono prevalse sugli acquisti per 57 tonnellate. Le vendite sono arrivate da tutte le aree. In Nord America le vendite nette hanno raggiunto le 28,6 T.  In Europa sono state 10,6 T. In Asia 16,7 T. e 1,1 nelle altre aree.

Il rimbalzo odierno delle quotazioni non è tuttavia sufficiente per invertire il trend intrapreso dall’inizio della guerra. Occorre che l’ottimismo indotto dalla possibile tregua si consolidi e ritorni la fiducia. Ma potrebbe aver determinato il bottom da cui ripartire.


BTC

Al di là dell’analisi tecnica, che con un frame mensile rimane ribassista, il bitcoin lo considero come un indicatore della propensione al rischio.

Il rimbalzo di oggi rispetto a venerdì scorso, pari al 4.7%, non cambia il trend di base, ma esprime il ritorno all’ottimismo dopo il possibile accordo tra gli Stati Uniti e l’Iran.

Quindi pur essendo prematuro prendere posizioni importanti sul bitcoin, potrebbe essere un’occasione di acquisto, dopo aver perso dai massimi oltre il 40%. 

Fondamentale sarà la conferma del rimbalzo e il ritorno della fiducia in grado di sostenere la propensione al rischio.


14 giugno 2026

IPO e prospettive di mercato

  I periodi di forte attività di IPO sono in genere associati a un crescente ottimismo, propensione al rischio e fiducia nelle opportunità di crescita. 

Le 25 maggiori IPO della storia sono state spesso accompagnate da trend rialzisti di mercato. Sebbene quanto accaduto in passato non garantisca ciò che accadrà in futuro, due terzi di esse sono state seguite da rendimenti positivi dell'indice S&P 500 nell'anno successivo alla data di emissione, con guadagni compresi tra il 5% e il 20% su base annua.


JP Morgan.com