Con l’oro ormai poco sotto i
4.200 $ per oncia e una crescita dall’inizio dell’anno di oltre il 60% (in
dollari, poco meno del 45% in euro), ci si potrebbe chiedere se sia
sopravvalutato o meno.
Purtroppo non vi è un
parametro soddisfacente per rispondere a questa domanda. Non è certo il costo
di produzione, che si colloca poco meno del 30% delle quotazioni vigenti.
A mero titolo teorico,
essendo l’oro a tutti gli effetti un prodotto d’investimento, lo si potrebbe
valutare in rapporto ad un asset alternativo, come ad esempio il mercato
azionario. E’ vero che le due forme di impiego hanno finalità assai differenti: uno, se non proprio speculativo, quanto meno è considerato (a torto o a ragione)
rischioso; l’altro, come un bene rifugio. Si potrebbe dire che è come
paragonare le mele con le pere. Ma anche con le mele e le pere si può capire se
una è più cara dell’altra. Nello specifico, attualmente ci vogliono 1,64 once per eguagliare
l’indice S&P500.
Come si è mosso questo
rapporto nel tempo?
Grazie al buon andamento del
metallo giallo, il numero di once per “acquistare” l’indice americano è sceso
di quasi una unità (erano necessarie 2,5 once all’inizio del 2024). Ciò non ci dice
altro ciò che già sappiamo, che l’oro è stato più forte del mercato azionario.
Ma se consideriamo la media degli ultimi dieci anni, si scopre che non solo
l’oro è stato più vantaggioso, ma che tale “prezzo” è sceso sotto la media.
Cosa significa?
Se assumiamo che la media
decennale del rapporto S&P / Oro possa rappresentare adeguatamente un punto
di equilibrio tra le due forme di investimento, ossia che il giusto “prezzo”
sia di poco più di 2 once
d’oro per “acquistare” l’indice americano, se ne desume che se fino al 2024
l’oro era sottovalutato (ossia erano necessarie più once della media per
eguagliare lo S&P), oggi è diventato “sopravvalutato”, in quanto ne sono
sufficienti solo 1,64 anziché 2 o poco più.
Si tratta di una
sopravvalutazione di oltre il 25%. Ciò non vuol dire necessariamente che
occorre andare a vendere l’oro il più in fretta possibile, perché in passato
tale squilibrio ha raggiunto livelli anche superiori al 100%.
Inoltre, per quanto la
“sopravvalutazione” possa apparire notevole, rimane ancora entro un intervallo
che può considerarsi “normale” per le fisiologiche oscillazioni dei mercati.
Solo se andasse oltre il 30% si potrebbe parlare di valutazione eccessiva
dell’oro.
Giustamente ci si potrebbe
chiedere se anziché essere l’oro ad essere sopravvalutato, non sia invece il
mercato azionario ad essere “sottovalutato”.
A parte il fatto che non si
sente parlare d’altro che di bolla, possiamo in questo caso valutare
il mercato azionario rispetto agli utili per azione (eps).
Il rapporto tra i prezzi e
gli eps si colloca a 26 volte, contro una media decennale di 22,1. Quindi anche il
mercato azionario si può considerare sopravvalutato, esattamente del 17.7%.
Ma anche in questo caso, se
non si supera la soglia del 30% si può ritenere che sia nella “norma” implicita alle oscillazioni di mercato.
In definitiva, l’oro sarebbe
un po’ più sopravvalutato del mercato azionario, ma per il momento non è detto che
debba necessariamente intraprendere una discesa dei prezzi (tanto l'uno come l'altro).