27 novembre 2025

Propensione al rischio in calo

 Qual è la propensione al rischio? C’è ottimismo sui mercati o prevale la cautela?

Vi sono numerosi indicatori per rispondere a queste domande. Il più famoso è il Vix, detto anche l’indicatore della paura, in quanto un suo aumento esprime implicitamente un sentiment negativo da parte degli investitori (e viceversa). E’ facilmente reperibile sulle principali piattaforme finanziarie (ad esempio: Indice S&P 500 VIX oggi | Quotazione VIX borsa - Investing.com).

Qui voglio provare a rispondere in maniera indiretta e soprattutto considerando un orizzonte temporale superiore ai 30 giorni a cui il Vix si limita.

L’oro è universalmente considerato un bene rifugio. E’ pertanto evidente che se le quotazioni dell’oro sovraperformano quelle di Wall Street, allora gli investitori “preferiscono rifuggire” dal rischio azionario.

Ponendo a raffronto l’indice S&P500 con le quotazioni del metallo giallo, è come se si esprimesse il mercato azionario in termini di oro, ossia in numero di once necessaire per eguagliare l’indice S&P.

Il grafico ci dice che dall’inizio del 2022 le once d’oro necessarie per “acquistare” lo S&P sono diminuite da 2,6 a 1,6 circa. In altri termini, da quando è iniziata la guerra russo-ucraina, gli investitori hanno preferito maggiormente l’oro all'azionario.

Eppure vi è un altro investimento che potrebbe smentire questa “narrazione”. Il bitcoin è sicuramente, per le sue ampie oscillazioni e una diffidenza ancora oggi alquanto diffusa, un prodotto rischioso. Vediamo se utilizzando la stessa procedura utilizzata per l’oro otteniamo gli stessi risultati.

Anche in questo caso, dalla fine del 2022 è necessario un numero sempre più piccolo di bitcoin per “acquistare” lo S&P ( da meno di un quarto a 0,07). Ciò vuol dire che gli investitori si sono orientati verso un'attività più rischiosa del mercato azionario.

Abbiamo così il buon andamento dell'oro che ci dice che gli investitori preferiscono essere più cauti e, contemporaneamente, sono disposti ad esporsi al più rischioso bitcoin.

Qual è quindi il sentiment prevalente degli investitori in questi ultimi anni? Proviamo a mettere a raffronto il bitcoin con l'oro e vediamo quale orientamento domina nelle scelte di investimento.


Il numero di once per acquistare un bitcoin è sceso dall'inizio di quest'anno da meno di 36 e mezzo a 22. La forza dell'oro rispetto al bitcoin ci dice che la propensione al rischio degli investitori si va riducendo. 

Sembra in definitiva che non vi sia molta fiducia per i prossimi mesi. Ciò non vuol dire necessariamente che ci sarà un crollo del mercato azionario, ma che la fiducia riposta nel metallo giallo potrebbe lasciar propendere per un performance migliore rispetto all'azionario. Va da sé che un'eventuale fine della guerra in Ucraina potrebbe invertire il rapporto tra S&P e Oro.

23 novembre 2025

Dalla stalla alle stelle

 

Che il bitcoin abbia imboccato un trend ribassista non vi sono ormai più dubbi. Dal massimo di oltre 126 mila $ è sceso del 32%, a 86.215 $.

Sul calo della criptovaluta, oltre alle motivazioni macroeconomiche, finanziarie e geopolitiche, incide un evento che a metà gennaio potrebbe diventare devastante. La società americana Strategy ha focalizzato il suo business sul bitcoin: investe i capitali raccolti dai propri azionisti e si indebita per acquistare la valuta digitale. Ciò ha indotto gli enti che curano gli indici azionari, e in particolare MSCI, a valutare l’esclusione della società dai propri benchmark in quanto Strategy appare più come un fondo (in asset digitali) più che una società con un business definito. Se il 15 gennaio sarà esclusa dagli indici MSCI, i grandi investitori istituzionali che si affidano per i loro fondi pensioni e di investimento a quei parametri saranno costretti a venderla. Se la decisione di MSCI sarà ripresa anche da altri indici, come il Nasdaq 100, le vendite – secondo JP Morgan – potrebbero arrivare a 11,6 miliardi di dollari.

Se nel frattempo il bitcoin dovesse scendere sotto il prezzo di carico detenuto da Strategy pari a 74.430 $ (è sufficiente un calo del 13,7% dai valori attuali) vi è il rischio che la società di Michael Saylor sia costretta a vendere buona parte dei suoi 648.870 bitcoin per limitare le perdite, accentuando la caduta delle quotazioni della criptovaluta.

Ma non c’è ragione di preoccuparsi: entro il 2030 il bitcoin varrà 1,5 milioni di $. Parola di Ark Invest:

Dalla stalla alle stelle.


Fonte: Milano Finanza, 22/11/2025

22 novembre 2025

Dov'è la bolla?


Il grafico riporta l'andamento dell'indice S&P500 Information Technology rispetto agli utili per azione (eps) dello stesso settore, ponendo entrambi a partire dalla fine del 2020 pari a 100.

Abbiamo così la possibilità di visualizzare se il settore tecnologico sovraperforma o meno rispetto agli utili che esso genera.

In effetti le azioni delle società tecnologiche hanno incominciato a crescere più di quanto crescevano gli utili a partire dall'anno scorso, salvo la breve parentesi all'inizio di quest'anno dovuta all'introduzione dei dazi da parte di Trump.

Ad ottobre, all'apice della divergenza, le quotazioni erano del 20% oltre la crescita degli eps. E' questa la bolla?


Anche se prendiamo il titolo più rappresentativo del settore tecnologico, ovvero Nvidia, e proiettiamo l'andamento delle quotazioni e dei relativi utili per azioni, abbiamo la seguente rappresentazione:

Nvidia è sì cresciuto del 1270% dalla fine del 2020, ma gli utili sono aumentati del 1772%. Sicché l'andamento delle quotazioni, avulso dall'andamento degli eps, può sicuramente paventare una bolla, ma non trova in realtà riscontro nei fondamentali della società di chip.

Inoltre, tanto Nvidia quanto il settore tecnologico nel suo complesso dovrebbero, in base alle proiezioni degli analisti, continuare a generare nei prossimi anni profitti ancora più alti.

Perché allora il mercato li sta "penalizzando" ? Le logiche che muovono i mercati nel breve periodo possono essere le più diverse: dalla volontà di monetizzare i guadagni finora conseguiti a vere e proprie attività speculative da parte di operatori che alimentano timori su possibili "bolle". L'andamento dei mercati azionari non è lineare. Vi sono i momenti in cui si guarda ai fondamentali e vi sono i momenti in cui, anche se gli utili crescono del 62% (come l'ultima trimestrale di Nvidia), i ribassisti sono più forti degli investitori di lungo periodo, i quali non sono sul mercato tutti i giorni (altrimenti non sarebbero investitori, ma trader).

Non resta che augurare ai trader buona fortuna e agli investitori di mantenere i nervi saldi e sangue freddo.


Fonte: Elaborazioni su dati S&P 500® | S&P Dow Jones Indices e Seeking Alpha | Stock Market Analysis & Tools for Investors

15 novembre 2025

I tamburi dei ribassisti

 I tamburi dei ribassisti suonano sempre più forte. Sono pronti alla battaglia e pensano dall’alto del loro 88% (dal settembre 2022) di vincere facilmente.

E’ probabile che tra le file degli investitori di lungo periodo incominci a serpeggiare qualche dubbio, che questa volta non riusciranno a portare a casa la vittoria. Qualcuno potrebbe già aver abbandonato il campo, qualcun altro ci sta pensando.

Le file dei ribassisti si stanno infoltendo e si sentono sempre più forti. Potrebbero in effetti vincere questa battaglia: le quotazioni potrebbero questa volta essere costrette a ripiegare.

Ci saranno dei morti e dei feriti. Ma alla fine, quando la polvere si sarà depositata, quando il clangore dello scontro tra ribassisti e investitori di lungo periodo sarà cessato, l’andamento del mercato riprenderà il suo cammino.

Riprenderà la strada che l’ha sempre guidato: gli utili


08 novembre 2025

Bolla o non bolla?

 Nella prima settimana di novembre, l’indice S&P500 ha perso l’1,6% ed è subito partito il tam tam di un possibile bear market, dato che da settembre del 2022 è cresciuto dell’87,7%.

A parte il fatto che non è neanche il trend crescente più lungo (quello iniziato dopo la crisi subprime è durato 155 mesi, con un +548%), come durata è inferiore anche al trend rialzista del 2002-2007 (62 mesi, +90%).

Ma evidentemente tra i grandi investitori c’è voglia di una correzione per poter entrare a prezzi più bassi. Perché, se si guardano i fondamentali rilasciati dagli analisti delle stesse grandi case di investimento, non si vede proprio dove sia la tanto conclamata bolla.

L’indice azionario americano è aumentato nell’ultimo anno solamente del 12,7%. Un incremento di per sé neanche tanto eclatante. Ma se teniamo conto che gli utili per azione (eps) previsti tra dodici mesi cresceranno del 15,4%, se ne desume che stia crescendo anche meno di quello che potenzialmente potrebbe fare.

Semmai è il mercato cinese che, innanzi ad una crescita annua dell’indice Msci China del 28,3%, può sembrare un po’ euforico, dato che gli eps sono previsti in aumento solamente del 15,4%.

Anche il FtseMib sta crescendo più degli eps previsti: +26,5% contro +21.2%, ma tale differenza (di 5,2 punti percentuali) si può considerare nella norma dei mercati azionari.

Anche se consideriamo il settore tecnologico americano, si scopre che la crescita del 23% registrata nell’ultimo anno è ampiamente giustificata dalla crescita prevista degli eps (+30.4%), sicché – semmai – vi è una sottovalutazione di 7,4 punti percentuali.

E la tanto decantata intelligenza artificiale (AI)? Stando all’indice S&P Kenso Global AI vi è stato nell’ultimo anno una crescita del 42,5%, ma gli utili previsti dovrebbero essere tra dodici mesi più alti dell’84,5%. Direi che vi è un ampio margine per crescere (42 punti percentuali). Non è ovviamente detto che i titoli AI cresceranno anch’essi esattamente come gli eps, ma certamente non si può parlare di bolla.

A meno che non si ritenga che la crescita degli eps sia “esagerata”. Ma al momento, a parte le “sensazioni” che si possono avere, non vi sono elementi per ritenere errate quelle previsioni. Comunque, anche se gli eps dovessero crescere della metà di quanto indicato dagli analisti di S&P, l’AI sarebbe in linea con le aspettative "dimezzate".



04 novembre 2025

Fondamentali e rumore di fondo

Chi affronta il mercato azionario probabilmente è sommerso da notizie, dati, pareri e previsioni pressoché quotidianamente. Una notizia smentisce una previsione, e l’uscita di un dato economico magari rende inaffidabile un parere di un consulente o di un “esperto”. Se si inseguono questi flussi, si verrà travolti da ondate ottimistiche o pessimistiche a seconda delle circostanze e si sarà sballottati come una nave nel mezzo di una tempesta.

L’esempio più recente di una turbolenza è l’annuncio dei dazi da parte di Trump. Ma non era passato un mese, che l’indice S&P ritornava a crescere: da fine aprile è aumentato del 23% (in $). E’ evidente che, se non si ha un approccio da trader ma da investitore, l’uscita dal mercato azionario avrebbe fatto perdere un’opportunità.

Se si è degli investitori occorre certamente avere sangue freddo e nervi saldi per affrontare i saliscendi dei mercati azionari, ma tale dote può essere incoraggiata se si incomincia a distinguere i fondamentali dai rumori di fondo.

Sono rumori di fondo, per quanto possa apparire paradossale, le tensioni geopolitiche internazionali  (ad esempio, la guerra in Ucraina o il conflitto in Palestina, a meno che si voglia investire nel settore degli armamenti), gli eventi politici e anche economici, se l'impatto è di breve periodo.

Sarà invece “fondamentale” guardare all’andamento degli utili per azione (eps). Prima o poi il mercato finirà per replicare gli eps. Se non ci si lascia sballottare dal flusso informativo giornaliero, ma si mantiene il timone guardando alla stella polare degli utili, si potranno evitare molti inutili momenti stressanti e si eviterà al portafoglio di regalare agli intermediari laute commissioni di entrata e uscita dai prodotti finanziari.

Fondamentali sono gli utili, il resto è noise.