Nella prima settimana di novembre, l’indice S&P500 ha perso l’1,6% ed è subito partito il tam tam di un possibile bear market, dato che da settembre del 2022 è cresciuto dell’87,7%.
A parte il fatto che non è neanche il trend crescente più lungo (quello iniziato dopo la crisi subprime è durato 155 mesi, con un +548%), come durata è inferiore anche al trend rialzista del 2002-2007 (62 mesi, +90%).
Ma evidentemente tra i grandi investitori c’è voglia di una correzione per poter entrare a prezzi più bassi. Perché, se si guardano i fondamentali rilasciati dagli analisti delle stesse grandi case di investimento, non si vede proprio dove sia la tanto conclamata bolla.
L’indice azionario americano è aumentato nell’ultimo anno solamente del 12,7%. Un incremento di per sé neanche tanto eclatante. Ma se teniamo conto che gli utili per azione (eps) previsti tra dodici mesi cresceranno del 15,4%, se ne desume che stia crescendo anche meno di quello che potenzialmente potrebbe fare.
Semmai è il mercato cinese che, innanzi ad una crescita annua dell’indice Msci China del 28,3%, può sembrare un po’ euforico, dato che gli eps sono previsti in aumento solamente del 15,4%.
Anche il FtseMib sta crescendo più degli eps previsti: +26,5% contro +21.2%, ma tale differenza (di 5,2 punti percentuali) si può considerare nella norma dei mercati azionari.
Anche se consideriamo il settore tecnologico americano, si scopre che la crescita del 23% registrata nell’ultimo anno è ampiamente giustificata dalla crescita prevista degli eps (+30.4%), sicché – semmai – vi è una sottovalutazione di 7,4 punti percentuali.
E la tanto decantata intelligenza artificiale (AI)? Stando all’indice S&P Kenso Global AI vi è stato nell’ultimo anno una crescita del 42,5%, ma gli utili previsti dovrebbero essere tra dodici mesi più alti dell’84,5%. Direi che vi è un ampio margine per crescere (42 punti percentuali). Non è ovviamente detto che i titoli AI cresceranno anch’essi esattamente come gli eps, ma certamente non si può parlare di bolla.
A meno che non si ritenga che la crescita degli eps sia “esagerata”. Ma al momento, a parte le “sensazioni” che si possono avere, non vi sono elementi per ritenere errate quelle previsioni. Comunque, anche se gli eps dovessero crescere della metà di quanto indicato dagli analisti di S&P, l’AI sarebbe in linea con le aspettative "dimezzate".
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