Chi affronta il mercato azionario probabilmente è sommerso da notizie, dati, pareri e previsioni pressoché quotidianamente. Una notizia smentisce una previsione, e l’uscita di un dato economico magari rende inaffidabile un parere di un consulente o di un “esperto”. Se si inseguono questi flussi, si verrà travolti da ondate ottimistiche o pessimistiche a seconda delle circostanze e si sarà sballottati come una nave nel mezzo di una tempesta.
L’esempio più recente di una turbolenza è l’annuncio dei dazi da parte di Trump. Ma non era passato un mese, che l’indice S&P ritornava a crescere: da fine aprile è aumentato del 23% (in $). E’ evidente che, se non si ha un approccio da trader ma da investitore, l’uscita dal mercato azionario avrebbe fatto perdere un’opportunità.
Se si è degli investitori occorre certamente avere sangue freddo e nervi saldi per affrontare i saliscendi dei mercati azionari, ma tale dote può essere incoraggiata se si incomincia a distinguere i fondamentali dai rumori di fondo.
Sono rumori di fondo, per quanto possa apparire paradossale, le tensioni geopolitiche internazionali (ad esempio, la guerra in Ucraina o il conflitto in Palestina, a meno che si voglia investire nel settore degli armamenti), gli eventi politici e anche economici, se l'impatto è di breve periodo.
Sarà invece “fondamentale” guardare all’andamento degli utili per azione (eps). Prima o poi il mercato finirà per replicare gli eps. Se non ci si lascia sballottare dal flusso informativo giornaliero, ma si mantiene il timone guardando alla stella polare degli utili, si potranno evitare molti inutili momenti stressanti e si eviterà al portafoglio di regalare agli intermediari laute commissioni di entrata e uscita dai prodotti finanziari.
Fondamentali sono gli utili, il resto è noise.
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