31 agosto 2025

Panoramica a fine agosto 2025


L’oro ha guadagnato il titolo di miglior investimento dell’anno nel mese di marzo e non l’ha più perso. Ad oggi ha conseguito un incremento del 31,3%.

Bene anche l’azionario cinese che dall’inizio dell’anno guadagna oltre il 29%, nonostante tutte le difficoltà frapposte da Trump mediante i dazi.

Un risultato di tutto rispetto viene anche dall’azionario italiano che, tra quelli qui considerati, si aggiudica il terzo posto, con un incremento del 23,4%.

Battuta d'arresto per il bitcoin che risente del ripiegamento delle quotazioni dopo aver toccato un nuovo massimo a 124.436 $. Ora si muove sui 108.400 $, con un guadagno dall'inizio dell'anno del 16% circa.

Arranca infine l'indice S&P500 che fa fatica ad avvicinarsi ad una crescita del 10%, nonostante continui a segnare nuovi record.



30 agosto 2025

Il canarino di Wall Street


Nonostante il calo di ieri (-0,64%, ma il settore tecnologico dell’indice S&P è sceso dell’1,63%), l’indice azionario americano è cresciuto per il quarto mese consecutivo. Dalla fine di aprile è aumentato del 16%.

Nel mese di agosto ha registrato un incremento dell’1,9%. Può sembrare un risultato modesto, ma la stagionalità degli ultimi 25 anni asseriva che sarebbe cresciuto dello 0,1%. Superato brillantemente anche questo mese estivo, si entra ora nel mese che statisticamente è il peggiore: -1,6%  in media negli ultimi 25 anni (a settembre) e -2% negli ultimi dieci anni.

Ovviamente, le statistiche possono essere smentite. Ma vi è un fattore di cui occorre tener conto, quello che io considero il canarino dei minatori: il bitcoin.

Questa criptovaluta, come appare dal grafico, segue o precede, ma comunque si allinea all’andamento di Wall Street. Di fatto, una posizione in bitcoin equivale ad un acquisto dell’indice S&P500 ma a leva. Se dall’inizio dell’anno l’indice azionario è cresciuto del 10% o poco meno, il bitcoin è cresciuto (nonostante il calo iniziato a metà agosto) del 16%.

In altri termini, il bitcoin consente di ampliare i guadagni derivanti da Wall Street. Quando ciò avviene è un indicatore non solo della propensione al rischio degli investitori, ma anche del loro sentiment, del loro ottimismo. Viceversa, la vendita del bitcoin esprime la ricerca di una maggiore sicurezza o un vero proprio timore per il futuro: si vendono prima gli strumenti finanziari più rischiosi, se si nutrono dei dubbi sull’evoluzione dei mercati.

Se quanto detto ha un minimo di fondamento, non si può non notare la divergenza che si è aperta tra l’indice S&P e il bitcoin (riquadro a linea intera). Ciò può voler dire che anche il mercato azionario potrebbe essere coinvolto dal sentiment negativo degli investitori. Il mese di settembre potrebbe essere candidato a confermare questa ipotesi. 

Tuttavia non è detto che è “matematicamente” certo: il riquadro a linea tratteggiata indica un bitcoin in calo, nonostante la crescita del mercato azionario. L'attuale divergenza può quindi essere un falso segnale.

Ma un’occhiata al canarino di Wall Street, ogni tanto, converrà darla: potrebbe in futuro risparmiarci delle sofferenze.

26 agosto 2025

Assurdità

 AT&T ha concordato di acquistare licenze per lo spettro wireless da EchoStar per circa 23 miliardi di dollari, al fine di rafforzare la propria rete 5G e fiber, e ampliare la propria presenza nella connettività avanzata. L'accordo include circa 30 MHz di spettro mid-band e 20 MHz di spettro low-band per oltre 400 mercati negli Stati Uniti.

C'è solo un piccolo particolare: la capitalizzazione di mercato di Echostar prima dell'operazione era di 8,6 miliardi di $. 

In altri termini, AT&T ha acquistato una licenza pagandola quasi tre volte il valore complessivo della società che gli vendeva la licenza. 

Faceva prima a comprarsi Echostar.

Tra l'altro, l'accordo prevede il pagamento in contanti dei 23 miliardi di dollari e tale esborso equivale ad oltre il 10% del valore di mercato di AT&T. C'è da chiedersi se è incompetenza o vi è qualche interesse personale da parte degli amministratori della società telefonica americana.

Certo non è nell'interesse degli azionisti.

24 agosto 2025

La pazienza del lungo periodo

A partire dal 2000 il mercato azionario, qui rappresentato dall’indice S&P500, ha vissuto sostanzialmente tre periodi di crescita.


Il primo è partito nel 2002, dopo la crisi delle dot.com e delle Torri Gemelle. Tale trend è durato fino a quando è scoppiata la crisi dei mutui sub-prime e il fallimento della Lehman Brothers nel 2007. Il rialzo è stato del 90% in poco più di cinque anni.

Il secondo trend crescente è stato quello più lungo, durato oltre un decennio, dal 2009 al 2021, superando anche le difficoltà insorte a causa della pandemia. Sarà la crisi ucraina a porre fine ad una crescita arrivata a poco meno del 550%.

Ma il calo dovuto alla guerra, per quanto profondo (-25%), è durato solo nove mesi. Poi è partito l’attuale trend e al momento consente guadagni, se fosse stato preso alla fine di settembre 2022, dell’80% (in nemmeno tre anni). L’episodio dei dazi della primavera scorsa, in questa prospettiva, appare del tutto fisiologico.

Le oscillazioni, le cadute, sono inevitabili, anche nei trend positivi. Poiché nel mercato operano investitori con finalità e orizzonti temporali diversi. Pertanto, basta un pretesto (non importa se di politica monetaria, un evento geopolitico o altro ancora) per dare la possibilità agli investitori di breve periodo di monetizzare i guadagni conseguiti. Ma gli investitori di lungo periodo devono mantenere i nervi saldi, perché uscito l’ultimo “speculatore”, il mercato è ripulito e può riprendere il percorso guidato dai dati fondamentali (gli utili delle società).

19 agosto 2025

Chi sono i maggiori fondi esteri presenti a Piazza Affari

 Nel post del 10 agosto  affermavo che l'andamento del mercato azionario italiano era determinato dagli investitori esteri, dato che ormai possedevano più del 50% della capitalizzazione di borsa.

Ieri in un tweet su X,  Class CNBC riporta la seguente tabella, che indica le partecipazioni dei maggiori investitori esteri in Italia. 


Come scrive "Milano Finanza":

Con 22 miliardi di euro, BlackRock guida la classifica dei grandi investitori istituzionali stranieri a Piazza Affari. Il colosso Usa ha una miriade di partecipazioni rilevanti tra cui Bpm, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Ferrari e Stellantis. Al secondo posto il fondo sovrano norvegese Norges Bank che ha un'esposizione spalmata su oltre 100 società quotate a Milano. Nel complesso, la ricchezza azionaria detenuta dai principali fondi e colossi internazionali è salita del 14% rispetto al 2024, passando da 66,37 a 75,76 miliardi: tinyurl.com/yfjjnc3m

E' interessante notare che alla fine del 2024, questi grandi investitori rappresentavano quasi il 20% di tutti gli operatori esteri presenti a Piazza Affari e che di fatto controllavano il 10% circa del mercato italiano.

17 agosto 2025

Nvidia e dintorni

 L’articolo che ho riportato ieri ci pone l’eterna domanda se i titoli tecnologici siano a rischio bolla. Al di là dell’interessante rievocazione del caso Cisco, è indubbiamente impressionante sapere che Nvidia vale, per Wall Street, 4.400 miliardi di $. Tanto per avere un’idea di cosa vuol dire, si pensi che il tanto vituperato debito pubblico italiano è di poco superiore ai 3.600 miliardi di $. 

Quindi Nvidia è sopravvalutata?

Le società del settore tecnologico dell’indice S&P 500 vengono acquistate in media per 37,7 $ per ogni dollaro di utili che realizzano nel 2025 (è sostanzialmente il rapporto prezzo/utili, ossia il P/E). Nvidia ve la vendono solo se siete disposti a pagare 41,67 $. E’ quindi indubbiamente cara.

Microsoft, che è la seconda società più grande inclusa nell’indice S&P, la potete acquistare con soli 33,54 $ per ogni dollaro di utile che realizza. Per Apple  bastano 31,34 $. Ma se volete una Tesla vi costerà 195,6 $ per ogni dollaro di utile.

Tuttavia, occorre valutare anche cosa potrebbe rendere nel prossimo futuro (non dico nei prossimi 5 / 10 anni, anche perché sono del tutto aleatorie le stime che possono essere fatte). Ebbene, per Nividia si prevede che gli utili possano crescere il prossimo anno del 36,5%. Sembra tanto. Ma vi è un modo “semplice” per capire se effettivamente può essere un buon acquisto o meno: mettere a raffronto la crescita degli utili con il P/E. Se la crescita degli utili è superiore al P/E allora si può sperare (perché è questo, una speranza, non vi sono certezze sul mercato azionario) che possa essere un’opportunità; in caso contrario, la crescita degli utili non sarebbe sufficiente a sostenere l’investimento in misura adeguata.

Quindi sì, sicuramente Nvidia non è il top degli investimenti. Sappiate però che gli utili di Microsoft cresceranno del 17% e quelli di Apple meno dell’8%. Se vi interessa Tesla, gli analisti prevedono una crescita del 41,4% (ma siete disposti a pagarla 195 volte per ogni suo dollaro di utili?).

Ciò detto, non si può escludere che Nvidia possa continuare a crescere. Ma evidentemente va prestata la massima attenzione. Anche perché, se lei cede, probabilmente porta giù con sé anche l’indice S&P.

16 agosto 2025

Il boom dell'intelligenza artificiale si sta trasformando in una bolla?

 Stralci di un articolo Di John Cassidy su The New Yorker


La versione originale, qui

14 agosto 2025

Il futuro? Bitcoin, Oro e Cina

 Dal sito di Pietro Ventani, consulente finanziario, attivo sul mercato cinese.

Nel caso non l'aveste notato, sui mercati finanziari si sta verificando qualcosa di insolito: negli ultimi 18 mesi, gli asset con le migliori performance sono stati bitcoin, oro e azioni cinesi, in rialzo rispettivamente del 30, 28 e 27% da inizio anno. Un risultato ben superiore a quello dell'S&P 500, delle azioni europee e persino dei cosiddetti "Magnifici Sette" titoli tecnologici.

Le tre classi hanno una caratteristica in comune: restano drammaticamente sotto-possedute.

Dal 2010, Bitcoin ha generato un rendimento medio annuo del 142%, diventando l'asset con le migliori performance in tredici degli ultimi sedici anni: un segreto tutt'altro che trascurato. Anche l'oro brilla da tempo: dal 2000 ha ampiamente superato l'S&P 500 e il suo prezzo è quasi raddoppiato dal 2021.

Tuttavia, le allocazioni globali a entrambi gli asset rimangono minimeforse l'1% del patrimonio globale complessivo di circa 1.000.000 di miliardi di dollari, inclusi circa 400.000 miliardi di dollari in immobili. Gli investimenti combinati in bitcoin e oro (esclusi gioielli e usi industriali) ammontano a meno di 10.000 miliardi di dollari, contro i 125.000 miliardi di dollari in azioni, i 330.000 miliardi di dollari in credito e reddito fisso e altri 120.000 miliardi di dollari in depositi e liquidità.

Le azioni cinesi raccontano una storia simile. L'iShares China Large-Cap ETF (FXI), il più grande veicolo per questa classe di attività, ha registrato deflussi per 2,2 miliardi di dollari, nonostante un aumento del 24% da inizio anno.

Bitcoin e oro: gli asset che quasi nessuno possiede (ancora)

È facile capire perché Bitcoin abbia faticato a ottenere l'adozione mainstream. È una tecnologia nuova e la blockchain rimane sconosciuta alla maggior parte degli investitori. È anche un bene immateriale privo di sostegno sovrano o sponsorizzazione istituzionale. Eppure Bitcoin è stato progettato proprio per fungere da riserva di valore, scarsa e indipendente dal governo.

(…)

L'oro, d'altro canto, non soffre di novità, ma di incompatibilità ideologica con la narrativa fiat dominante nell'ultimo mezzo secolo. (…)

Il ruolo dell'oro come riserva di valore è in diretto conflitto con il reddito fisso, la classe di attività che di fatto sostituisce. Questa tensione aiuta a spiegare perché il settore della gestione patrimoniale sia stato a lungo riluttante a sostenere le allocazioni in oro. Ma proprio come con il Bitcoin, la tendenza sta cambiando. Ingenti acquisti da parte delle banche centrali stanno ora determinando quella che equivale a una rimonetizzazione dell'oro.

Il mercato rialzista silenzioso della Cina

(…) Il buon andamento del mercato azionario cinese è stato determinato quasi esclusivamente dal flusso di capitali nazionali verso la Borsa di Hong Kong, oggi la principale sede di quotazione per le aziende cinesi più grandi e tecnologicamente avanzate. Questa classe di attività sta sovraperformando tutti gli altri principali mercati azionari, eppure il rally è stato ampiamente ignorato dagli allocatori globali e sottovalutato dai media finanziari.

Perché questa disconnessione? Innanzitutto, l'ideologia. Per molti investitori occidentali, soprattutto negli Stati Uniti, la Cina è stata etichettata come "non investibile", un'etichetta che è rimasta impressa. In secondo luogo, persiste una narrazione dominante secondo cui la crisi immobiliare e le tendenze demografiche della Cina sono fondamentalmente incompatibili con un mercato azionario fiorente.

(…) 

Nel frattempo, politiche di sostegno e innovazione tecnologica – in settori come i veicoli elettrici, l'energia solare, la robotica, le biotecnologie e i beni di consumo discrezionali – stanno appena iniziando a far uscire le azioni cinesi da anni di stagnazione. Se stiamo effettivamente passando da un mondo unipolare a uno multipolare, ne consegue che stiamo anche entrando in un regime di mercato dei capitali multipolare . Data la portata e la traiettoria dell'economia cinese, è probabile che i suoi mercati dei capitali assumano un ruolo molto più dominante di quanto attualmente riconosciuto dal consenso.

Il pericolo del consenso nell’era del dominio geopolitico

Allora perché le classi di attività più performanti sono ancora così drammaticamente sottovalutate? Gli investitori hanno semplicemente perso interesse nel generare profitti? Più probabilmente, la risposta risiede nel potere della narrazione .

I mercati finanziari sono guidati dalla psicologia, e la psicologia è plasmata dalla narrazione. Il nostro cervello è predisposto al conformismo : ci sentiamo più a nostro agio quando le nostre convinzioni e azioni sono in linea con la maggioranza. Al contrario, tendiamo a provare disagio quando le nostre decisioni si discostano dal pensiero consensuale.

Normalmente, questa dinamica si autocorregge nel tempo, man mano che i dati si accumulano e le narrazioni evolvono. Ma (…) il cambiamento può dispiegarsi più rapidamente di quanto il consenso possa adattarsi. (…) .

In questi regimi transitori, la maggior parte degli investitori non riesce ad adeguare i propri asset con sufficiente rapidità. Le perdite non sono solo incidentali, ma strutturali. (…)

In questo tipo di regime, seguire ciecamente il consenso non è solo pigro, è pericoloso .

La crescente disuguaglianza economica sta alimentando l'emergere di politiche statunitensi volte a smantellare l'ordine globale esistente. (…).

Chiunque affermi di sapere come sarà il mondo dopo il reset sta solo facendo congetture. Ma alcuni principi rimangono utili per affrontare questa incertezza:

  1.         Un investimento contrarian non garantisce profitti. Ma un investimento basato sul consenso, nel regime attuale, ha maggiori probabilità di generare perdite.
  2.        Di fronte a un consenso estremo, seguite il consiglio senza tempo di Charlie Munger : " Invertire, invertire sempre ". Anche quando il consenso è direzionalmente corretto, mettere in discussione la tesi spesso produce intuizioni preziose, in particolare per quanto riguarda le condizioni in cui potrebbe crollare.
  3.        In un mondo di radicale incertezza, la liquidità è sottovalutata . Un atteggiamento prudente consiste nel mantenere allocazioni di liquidità più elevate e, a parità di altre condizioni, un portafoglio orientato verso attività a breve termine.

(…)

Bitcoin, oro e azioni cinesi incarnano questo cambiamento. Eppure, il consenso degli investitori fatica non solo ad accogliere questi cambiamenti, ma persino a riconoscerli. Questa resistenza non sorprende, dato che le narrazioni prevalenti hanno prodotto rendimenti elevati per decenni.

Chi è disposto ad abbracciare idee scomode e fuori dal consenso è nella posizione migliore per ottenere rendimenti sproporzionati. Il fatto che questi asset rimangano sottoutilizzati suggerisce che il trend sia ancora nelle sue fasi iniziali, con un'ulteriore probabile rivalutazione futura . In regimi come questo, la convinzione richiede disagio, e le ricompense vanno a coloro che sono disposti a vedere ciò che gli altri non vedranno.


12 agosto 2025

USA e Cina, il confronto sui chip continua

 Da Investing.com

La Cina ha comunicato alle aziende nazionali di evitare l’utilizzo dei processori H20 di Nvidia, in particolare per progetti governativi, secondo quanto riportato martedì da Bloomberg, citando fonti a conoscenza della questione.

Le indicazioni, emesse nelle ultime settimane, si applicano anche a determinati acceleratori AI di Advanced Micro Devices Inc e complicano i piani di Nvidia e AMD per recuperare le vendite perse in Cina, secondo il rapporto.

Entrambe le aziende hanno recentemente ottenuto l’approvazione degli Stati Uniti per riprendere la vendita di chip AI di fascia inferiore alla Cina, a condizione che il 15% dei relativi ricavi venga versato a Washington.

I regolatori cinesi (...)  hanno sollevato preoccupazioni sulla sicurezza dei chip, cosa che Nvidia nega. 

(...) La mossa arriva mentre la Cina spinge per rafforzare la produzione nazionale di chip e ridurre la dipendenza dalla tecnologia statunitense.

10 agosto 2025

Chi determina l'andamento del mercato azionario italiano?

 Nel primo trimestre del 2024, la Borsa italiana crebbe del 14,5%. Di chi fu il merito? Degli investitori esteri. La loro quota sul totale della capitalizzazione di mercato passò dal 46,8 al 47,8%. A vendere furono gli operatori nazionali, chi più chi meno: il sistema finanziario limò la propria quota di un decimo di punto (dal 22,5 al 22,4%); le famiglie di due decimi (dall’11,7 all’11,5%); ma soprattutto mezzo punto percentuale passò dalle mani delle nostre aziende agli investitori esteri.

La quota di partecipazione di questi ultimi ha successivamente continuato a crescere e quelle delle nostre imprese a scendere: dalla fine del 2023 i primi sono passati dal 46,8 al 50,5% e le seconde sono scese dal 18,9 al 15,2%.

Sono quindi gli investitori esteri che determinano l’andamento del mercato azionario italiano, non solo perché hanno ormai più del 50% delle azioni quotate, ma anche perché sono i più dinamici. Anche nel primo trimestre di quest’anno, i loro acquisti hanno spinto i prezzi all’insù dell’11,3% e ciò non ha impedito di accrescere la loro quota di oltre un punto percentuale (dal 49,3 al 50,5%). E mentre le famiglie e il sistema finanziario si scambiavano i titoli in portafoglio per un decimo di punto, sono ancora una volta le nostre imprese a cedere agli stranieri quote di società da loro controllate.

Nel secondo trimestre, Piazza Affari – nonostante i dazi di Trump – è cresciuta di un altro 4,6%. Chi pensate che sia stato l’acquirente netto?


Fonte: Elaborazioni su dati Banca d'Italia

09 agosto 2025

Borsa Italiana e risiko bancario

 Se qualcuno avesse avuto la sfortuna di acquistare titoli azionari italiani nel 2007, poco prima della crisi dei mutui sub-prime con annesso fallimento della Lehman Brothers, e a causa del crollo li avesse tenuti pazientemente in attesa di rivedere i valori d’acquisto vedrebbe ora materializzarsi quella speranza. L’indice FtseMib è tornato infatti sui valori di 18 anni fa.


Poiché è improbabile che esista un simile investitore, volgiamo lo sguardo agli ultimi anni.

Il mercato italiano è in un trend ascendente dal settembre del 2022. In questo periodo i prezzi sono più che raddoppiati. Dall’inizio dell’anno, la crescita è del 21,8%.

Il buon andamento è riconducibile alla preponderanza dei titoli del settore finanziario, che pesano quasi il 50%. Più in particolare, è in corso nel mondo bancario un risiko che cambierà non poco gli assetti di coloro che si contendono i risparmi degli italiani.

La Banca Popolare dell’Emilia Romagna (Bper) ha appena acquisito il controllo della Popolare di Sondrio. E se Unicredit ha fallito l’acquisizione del Banco Popolare di Milano (Bpm), quest’ultimo si sente ora libero di concludere accordi con il Credit Agricole e con il Monte dei Paschi di Siena (Mps). Il quale, a sua volta, ha in corso un’ Opa (Offerta Pubblica di Acquisto) per comprarsi Mediobanca (il salotto buono della finanza in Italia), che a sua volta sta tentando di comprare Banca Generali, il ramo del Wealth Management delle Assicurazioni Generali.

Quanto ai fondamentali, le quotazioni sono scambiate meno di 13 volte gli utili. Questi ultimi sono visti in crescita nei prossimi dodici mesi del 7,6%. Magari non sarà molto, ma rispetto a un anno fa, in cui sono cresciuti solamente dello 0,2%, è già un bel passo avanti.

06 agosto 2025

La domanda mondiale di oro del primo semestre 2025

 L’oro continua ad essere il miglior investimento dall’inizio dell’anno: +28,7% e +15,2 se valutato in euro. Il trend rimane crescente. Una inversione potrebbe avvenire se scendesse al di sotto dei 3000 $ (-11% dai prezzi attuali).


Quali sono i fattori che sostengono le quotazioni? Sostanzialmente la domanda mondiale di oro, che nel primo semestre di quest’anno è cresciuta del 12,8%.

La spinta maggiore è venuta dagli investitori retail che tra lingotti, monete ed ETF, hanno più che raddoppiato gli acquisti (+117.3%). In particolare, se la domanda di lingotti,  monete e  medaglie è cresciuta del 6,4%, sono stati soprattutto gli ETF a dare impulso al mercato, in quanto da venditori netti nel primo semestre dell’anno scorso (per 120 tonnes) sono diventati acquirenti netti per quasi 400 tonnes.

Tutte le altre componenti della domanda come la gioielleria (-18,2%) e gli impieghi tecnici-industriali (-0,9%) sono risultati in calo.


In calo anche gli acquisti da parte delle banche centrali, che nel semestre si fermano a 415 tonnes contro le 525 dello stesso periodo del 2024 (-20,9%). Tra i maggiori acquirenti vi è la Cina con quasi 20 tonnes e la Turchia. Ma attive sono state anche le banche centrali della Repubblica Ceca, della Cambogia e dell’India.  

Sono stati invece venditori netti Singapore, Russia e Germania.



03 agosto 2025

La stagionalità dell'azionario italiano

 Ritorno sul tema della stagionalità del mercato azionario affrontato nel post del 29 luglio, ma questa volta riferita al mercato italiano.

Il mio data base non copre gli ultimi 60 anni come quello illustrato per il mercato americano, ma comunque 25 anni sono un periodo sufficientemente lungo per essere attendibile. Ed ecco cosa succede in media, mese per mese.


Sembra che il mese migliore per la Borsa italiana sia ad aprile (quasi il 2% di crescita in media tra il 1999 e il 2024), seguito però subito da un ripensamento: maggio infatti perde ciò che è stato guadagnato il mese precedente, Non solo, è il peggior mese dell’anno. E le cose non si mettono bene nemmeno a giugno (-1.7% in media). Questi due mesi danno avvio a un ciclo ribassista che termina a settembre, il quale pur non essendo il peggior mese è però il mese in cui in media si raggiunge il minimo del ciclo ribassista (-2,1%) iniziato a maggio. L’anno si chiude positivamente grazie all’ultimo trimestre.

Negli ultimi 25 anni, il mercato azionario italiano in media è cresciuto per meno del 2% (non credo ci sia altro da aggiungere ! ).

02 agosto 2025

A da passà la nuttata

 Avvio in deciso ribasso per il mese di agosto. Praticamente tutte le principali asset class sono cadute.Wall Street dell’1,6%, il Bitcoin dell’1,7 e la Borsa italiana del 2.5%. L’unico a salvarsi è stato l’oro (+1,5%).

Rispetto all’inizio dell’anno, vediamo in testa ancora una volta il metallo giallo (+28,2%, ma convertito in euro si ridimensiona in +16,8). Segue il bitcoin (+21,7% e +10,8 in euro). Non male Piazza Affari (+16,8% come l’oro una volta convertito nella valuta comune). Decisamente deludente invece il mercato azionario americano che guadagna sì il 6,1%, ma per noi italiani significa in realtà un -3,4%.


Ma la domanda inevitabile è che cosa succederà adesso.

A parte il fatto che fino ad ottobre statisticamente dobbiamo affrontare un periodo poco felice (si veda il post del 29 luglio), non c’è nessuno che ve lo può dire. L’unica cosa che si può fare è vedere come potrebbero evolvere gli utili per azione (eps), ovviamente del principale mercato azionario, gli Stati Uniti.

Ma prima cerchiamo di capire se le attuali quotazioni sono elevate o meno. Che siano sui livelli massimi (dopo ieri, certamente no) o comunque molto vicino ai massimi non v’è dubbio. Ma tale valutazione deve essere rapportata agli eps. E' il rapporto prezzo / utili che ci può dire se i prezzi sono “d’affezione” o meno. Ebbene, mettendo a raffronto la chiusura di ieri con gli utili previsti a dodici mesi si ottiene un rapporto di 21,8. Tale valore è alto? È nella norma? L’unico modo per saperlo è metterlo a confronto con un media storica. Il P/E medio degli ultimi dieci anni si colloca a 25,3. Quindi le attuali quotazioni non sono assolutamente fuori scala. Ciò ci consente di ipotizzare che la crescita degli utili possa essere trasferita sui prezzi senza che il mercato debba essere considerato surriscaldato.

Vediamo quindi come, secondo gli analisti di S&P, dovrebbero evolvere gli eps.


In questi giorni le società che compongono l’indice S&P 500 stanno rilasciando gli utili del secondo trimestre. Al momento stanno crescendo dell’8,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Tale andamento dovrebbe migliorare nei tre trimestri successivi. Tra un anno, nel secondo trimestre del 2026, dovrebbero crescere di oltre il 15%.

Se quanto detto finora è giusto, ci si dovrebbe aspettare che da qui a dodici mesi le quotazioni possano crescere più o meno come gli utili attesi, salvo eventi che al momento non sono prevedibili.

A Napoli si direbbe… a da passà la nuttata. In altri termini, non lasciamoci spaventare dai ribassi che potrebbero esserci nei prossimi due tre mesi. Prima o poi finiranno e, si spera, tornerà il sole.