31 luglio 2025

Prospettive energetiche

 Riporto alcuni stralci da un articolo di Pietro Ventani, consulente finanziario esperto dei mercati dell'estremo oriente, pubblicato sul suo blog e dedicato a 

(...)
Un utile indicatore per comprendere il problema è l'andamento della produzione di elettricità pro capite tra Cina, Stati Uniti, Giappone e Germania, che insieme rappresentano quasi il 60% del settore manifatturiero globale . Solo la Cina ha aumentato costantemente la sua produzione di elettricità negli ultimi decenni , mentre Stati Uniti e Giappone sono rimasti stabili per oltre due decenni. In Germania, la più grande economia manifatturiera d'Europa, la produzione di elettricità è in realtà diminuita a causa della prolungata deindustrializzazione.


Per quattro decenni, la maggior parte della crescita della domanda di elettricità è derivata dalle economie emergenti, con un'espansione di oltre il 5% annuo, mentre le economie sviluppate sono cresciute solo del 2%. Questo andamento sta ora cambiando. Si prevede che il consumo globale di elettricità proveniente dai soli data center aumenterà del 270% entro il 2030.

Sta diventando evidente che, con l'accelerazione della domanda di elettricità, l'offerta farà fatica a tenere il passo, soprattutto in alcuni paesi e regioni. Questa divergenza creerà un'economia globale a due velocità, in cui alcune nazioni potranno implementare tecnologie chiave in modo più rapido ed economico rispetto ad altre. 

La dinamica tra domanda e offerta di energia elettrica sarà un fattore determinante sia per l'economia che per i mercati finanziari, influenzando ogni aspetto, dalla crescita e dall'inflazione ai prezzi delle materie prime e alla geopolitica. (...)

La crescente domanda, in particolare da parte dei data center e di usi più tradizionali come l'aria condizionata, sta ampliando il divario tra domanda e offerta di elettricità in Europa e negli Stati Uniti. Il recente blackout in Spagna è stato causato dall'incapacità di gestire l'intermittenza delle fonti rinnovabili e il bilanciamento del carico del sistema. Negli Stati Uniti, i prezzi dell'elettricità sono aumentati del 5,8% negli ultimi 12 mesi , più del doppio del tasso di inflazione nominale. (...)

Potrebbe delinearsi una geografia a due velocità : paesi in grado di sostenere il necessario incremento dell'elettrificazione e paesi che non ci riescono. Questi ultimi si troveranno ad affrontare crescenti svantaggi nell'implementazione delle tecnologie che guidano la crescita economica moderna.

La Cina ha attualmente una capacità di generazione di energia pari a circa 2,5 volte quella degli Stati Uniti , un vantaggio sistemico che probabilmente rafforzerà la sua influenza globale, soprattutto man mano che un numero sempre maggiore di economie in via di sviluppo si affiderà al suo "stack energetico" completamente integrato.(...)

L'Europa, al contrario, appare alla deriva. Soffre di un deficit commerciale strutturale in termini di energia e risorse, di infrastrutture obsolete e inadatte a una rapida espansione,(...) e di una crescente instabilità politica. Appesantita da un'eccessiva regolamentazione e dalla mancanza di massa critica in termini di risorse e politiche industriali, l'Europa rischia di rimanere ulteriormente indietro nell'adozione delle tecnologie di nuova generazione.

Infine, alcune economie emergenti (Brasile, Nigeria, Indonesia) potrebbero prosperare grazie alle abbondanti risorse e alla demografia favorevole, ma probabilmente a costo di un più stretto allineamento geopolitico con gli Stati Uniti o la Cina, poiché questi paesi diventerebbero le loro principali fonti sia di tecnologia che di investimenti per il “sistema energetico” locale.

Tassi di elettrificazione più elevati sono costantemente correlati a un PIL e a una crescita economica più elevati in tutti i paesi e nel tempo. Con l'intensificarsi dell'ultima rivoluzione tecnologica, guidata dall'intelligenza artificiale e dalla robotica, questa relazione diventerà ancora più pronunciata. La produttività è un derivato dell'energia elettrica: a parità di altre condizioni, un paese con elettricità più abbondante, affidabile ed economica sarà in grado di superare gli altri paesi.

L'articolo completo, qui

30 luglio 2025

Uno sguardo all'economia cinese

 Riprendo ampi stralci da un articolo pubblicato ieri da L'AntiDiplomatico dedicato a

La crescita cinese guidata dall'innovazione prende slancio

di He Yin, Quotidiano del Popolo

Il 15 luglio, la Cina ha pubblicato i dati sull'andamento economico per il primo semestre del 2025, registrando una crescita del PIL del 5,3%. Questa performance evidenzia il costante slancio economico del Paese e la sua forte resilienza di fronte alle sfide esterne.
(...)
L'innovazione tecnologica, elemento fondamentale per lo sviluppo di nuove forze produttive di qualità, è un motore chiave per la creazione di nuovi settori, modelli di business e fattori di crescita. Negli ultimi anni, la Cina ha perseguito con determinazione una strategia di sviluppo basata sull'innovazione, rafforzando costantemente la propria autosufficienza scientifica e tecnologica. Il Paese è ora entrato a far parte delle economie trainate dall'innovazione, passando dal 34° posto del 2012 all'11° posto del 2024 nel Global Innovation Index.
(...)

Nel 2024, il valore aggiunto delle nuove industrie, dei nuovi formati e dei nuovi modelli di business del Paese ha rappresentato il 18% del PIL totale. A giugno di quest'anno, il numero di brevetti d'invenzione nazionali validi aveva raggiunto i 5,01 milioni, con un aumento del 13,2% su base annua.

Questo aumento riflette una solida base in ricerca e sviluppo (R&S). La spesa in R&S della Cina ha raggiunto quasi il 2,7% del PIL, superiore alla media UE e prossima alla media Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Il Paese è leader mondiale per numero totale di personale addetto alla R&S e professionisti in ambito scientifico e tecnologico, e vanta il maggior numero di cluster di innovazione tra i top 100 a livello globale, con oltre 460.000 aziende high-tech. (...)

Nella prima metà di quest'anno, la produzione industriale a valore aggiunto nel settore manifatturiero ad alta tecnologia è aumentata del 9,5% su base annua. Da gennaio a maggio, i ricavi delle principali imprese del settore dei servizi strategici emergenti sono cresciuti di quasi il 10%. I principali settori dell'economia digitale cinese contribuiscono ora a circa il 10% del PIL, una quota pari a quella delle economie avanzate. (...)

La Cina sta inoltre espandendo rapidamente la sua presenza nel settore della robotica. Nel 2024 è diventata il secondo esportatore mondiale di robot industriali e le esportazioni sono aumentate di un altro 61,5% nella prima metà di quest'anno. (...)

Per l'articolo completo, qui

Sarà pure autopromozione, ma non si può più ignorare il notevole progresso tecnologico avvenuto nell'ex Celeste Impero.

29 luglio 2025

La stagionalità dell'azionario americano

 


L’azionario americano, ma anche quello globale dato che è strettamente connesso a Wall Street, sta per entrare in un trimestre problematico, almeno stando a ciò che è successo negli ultimi 60 anni.

In media, il mese peggiore dovrebbe essere settembre (che ha perso lo 0,7% mensile). Agosto è sostanzialmente piatto (+0,1%), mentre ad ottobre dovrebbe iniziare la ripresa (mediamente +1%).

Ma se si guarda ai massimi ribassi avvenuti in questi ultimi 60 anni, vi è stato un anno in cui ad ottobre l’indice S&P500 è sceso del 22%, sebbene quasi il 60% delle volte abbia chiuso positivamente. Settembre è invece il mese in cui le chiusure negative sono state più frequenti (il 54% degli anni).

Infine un’ultima curiosità: la crescita media annua del mercato azionario americano tra il 1964 e il 2024 è stata dell’8,5%.


27 luglio 2025

Materie prime al minimo degli ultimi tre anni

 Riprendo il post di ieri per una breve considerazione sulle materie prime, che costituiscono un'eccezione. L'indice Bloomberg delle Commodity convertito in euro è sui minimi degli ultimi tre anni (-27,4%)


Peraltro è pur vero che sono in una fase laterale dalla metà del 2023. Potrebbero essere un investimento interessante ma, oltre a superare la media mobile, conviene avere conferma che l'indice sia uscito al rialzo dalla resistenza dei 100 punti.



26 luglio 2025

Vanno tutti al massimo

 I principali mercati finanziari sono inseriti in trend ascendenti. Wall Street, Piazza Affari, La Cina, l’Oro e il Bitcoin sono tutti in crescita.

Tutto bene quindi? Si e no.

Si perché, non solo il trend è positivo, ma anche le aspettative sugli utili sono confortanti, con crescite nei prossimi dodici mesi del 16% per Usa e Cina e dell’8% per le aziende italiane inserite nell’indice principale.

Ma... vi è un ma. Tutti i mercati considerati sono sui massimi o comunque molto vicini.

Vale la pena acquistare ancora o conviene attendere una correzione?



24 luglio 2025

Confronti

 


Il grafico riporta l'andamento di un investimento di 10.000 € effettuato alla fine del 2020 rispettivamente su
a) l'indice azionario italiano FtseMib (linea nera)
b) l'indice azionario americano S&P 500 convertito in euro (linea rossa)
c) l'indice azionario S&P relativo al settore tecnologico, convertito in € (linea verde)
d) l'indice azionario cinese Msci China, convertito in € (linea fucsia)
e) l'oro espresso in € (linea blu)
f) il bitcoin in € (linea lilla)

Come si può notare, il miglior investimento è stato il bitcoin, il cui controvalore è salito oltre i 42.700 € (al lordo della tassazione fiscale, delle spese e delle commissioni)
Il peggiore è stato il mercato azionario cinese che si trova ancora sotto i 10 mila €.
Oro, S&P500 e FtseMib sono più o meno in linea. Nettamente meglio ha fatto il settore tecnologico, che raggiunge i 23.240 €.

Se si fosse investito in egual misura su tutti questi mercati, i 60.000 € iniziali sarebbero diventati (sempre al lordo) più di 129.000 € (+115%). Ma non sarebbero stati tutti anni "buoni".
Dopo un anno, i sei investimenti sarebbero passati da 60 mila a 76.711 €. Ma alla fine del 2022 sarebbero scesi del 24,4%, ma soprattutto sarebbero stati inferiori all'investimento inziale (57.978 €, -3.4% dopo due anni). Nel 2023 avrebbero recuperato il valore di fine 2021 e l'avrebbero superato. Quindi avrebbero proseguito la crescita fino ai valori odierni.

L'unico investimento che non è mai sceso sotto il valore iniziale (nemmeno per un mese) è l'indice tecnologico. Lo S&P500 ci è andato il primo mese per un euro e poi è sempre stato al di sopra dei 10.000 €. L'oro ha sofferto nel primo anno fino a ottobre, poi è sempre stato al di sopra. L'indice azionario italiano, a parte il primo mese, è andato in difficoltà nei mesi centrali del 2022. Infine il bitcoin è andato in crisi dalla metà del 2022 e non si è più ripreso fino a marzo dell'anno successivo.



23 luglio 2025

La diversificazione

 


La foto è tratta da libro di Nick Maggiulli, Just Keep Buying. Il grafico illustra il rendimento medio annuo dell’indice S&P 500 per ogni decennio dal 1910 al decennio che inizia nel 2010. Lo scopo è dimostrare che non è per nulla secondario il momento in cui si decide di investire sul mercato azionario. Se anche siete degli abili investitori, difficilmente avreste ottenuto risultati apprezzabili nel decennio che va dal 2000 al 2009 (in media l’indice S&P è sceso del 3,1% ogni anno). Viceversa, se anche siete dei “principianti”, se avete iniziato ad investire nel 2010 probabilmente avreste ottenuto dei risultati soddisfacenti (nel decennio il mercato azionario è cresciuto in media dell’11,2% ogni anno).

In altri termini, se prima del 2008 eravate investiti nel mercato azionario, non è colpa vostra se il prezzo delle azioni è sceso nel febbraio 2009 del 52% dai massimi dell’ottobre 2007.

L’unico modo per evitare queste debacle … è evitare di “giocare in Borsa”, dirà qualcuno che è rimasto scottato. Peccato che storicamente il mercato azionario sia tendenzialmente rialzista.


Stare permanentemente fuori dal mercato azionario significa perdere delle opportunità per migliorare il proprio patrimonio finanziario.

L’unico modo per evitare le debacle, almeno delle dimensioni di di cui si è detto, è diversificare. Ad esempio un portafoglio di 10 mila € iniziali composto per

50% in liquidità, che assumiamo non remunerata

30% S&P 500 (convertito in euro)

10% in Oro (convertito in euro)

10% in Bitcoin (convertito in euro)

se fosse stato investito a partire dalla fine del 2015, oggi varrebbe più di 270 mila € (al lordo della tassazione fiscale, delle spese e delle commissioni).

Ma per rendersi conto di come i rendimenti possano cambiare notevolmente a seconda di cui si inizia ad investire, è sufficiente notare che lo stesso portafoglio modello iniziato nel 2015, dopo cinque anni varrebbe oltre 71 mila euro, mentre se iniziato alla fine del 2020 oggi sarebbe “solo” 16.400 euro.


Per quanto possa essere “deludente” il secondo scenario, rappresenta comunque un guadagno superiore al 64%.

Si potrebbe pensare che il buon rendimento sia dovuto, sulla scorta di quanto detto all’inizio, al fatto che stiamo vivendo degli anni “buoni”. Ciò è indubbiamente vero, ma un ruolo fondamentale l’ha giocata la diversificazione.

Se si considera il portafoglio modello iniziato alla fine del 2020, i rendimenti conseguiti fino ad oggi sono:

S&P in euro: +75.6%

Oro in euro: +89,6%

Bitcoin in euro : +326%

(la liquidità che conta per il 50% l’abbiamo assunta invariata).

Non sappiamo quale sarà l’asset che andrà bene o male. Ecco perché è importante diversificare: negli ultimi cinque anni l’azionario è andato bene, ma la criptovaluta è stata stratosferica.

Si tratta solo di trovare il giusto equilibrio tra rendimento e rischio.



22 luglio 2025

La Cina in una prospettiva di lungo periodo

 


Il grafico riporta l'andamento dell'indice Msci China. Si evince che il mercato azionario cinese ha intrapreso un trend ascendente a partire dal 2024. Altra caratteristica interessante è che è ben lontano dai massimi, come lo è per esempio Wall Street. Ciò dovrebbe dare una certa affidabilità al trend in corso di poter proseguire nella sua "lunga marcia".

Convertito in euro, guadagna dall'inizio dell'anno oltre il 10% e oltre il 50% dal gennaio dell'anno scorso.

Oltre ad aver spazio per crescere, il mercato cinese ha incominciato a sovraperformare sull'indice S&P500.



21 luglio 2025

Il peso delle prime 10 società sull'indice S&P500

 

Fonte: "Colazione a WS"

Il grafico riporta l'andamento delle prime dieci società più importanti per capitalizzazione rispetto alla capitalizzazione complessiva delle 500 società facenti parte dell'indice S&P (linea bianca), nonché lo stesso rapporto riferito agli utili (linea celeste).

Indubbiamente la concentrazione è notevole: solo 10 titoli incidono per quasi il 40% su un indice che ne include 500. Il peso è inferiore per gli utili ("solo" il 30%), ma anche questo raffronto è sui massimi degli ultimi 40 anni.

Sostanzialmente sono queste dieci società che determinano l'andamento dell'indice azionario americano.

19 luglio 2025

Allarmismo esagerato

 Nella nota del 17 luglio ci si poneva questa domanda: Wall Street è in bolla? 

In settimana, l’indice S&P 500 ha raggiunto nuovi massimi assoluti, sebbene abbia chiuso l’ottava in leggero ribasso (-0,3% dal record).

La tesi sostenuta nel post precedente è che le prime dieci società dell’indice azionario americano hanno un rapporto tra prezzi e utili per azione, ovvero il P/E, più elevato di quello registrato nel 2000, in occasione della bolla internet.

Molte sono poi le prese di posizione sul fatto che, non più le prime dieci, ma le “magnifiche 7” (Alphabet ovvero Google, Amazon, Apple, Meta ovvero Facebook e Whatsapp, Microsoft, Nvidia e Tesla) abbiano un peso eccessivo sull’indice (il 35% riporta l’inserto finanziario settimanale de Il Sole 24 Ore di oggi, Plus24). E sono sostanzialmente questi titoli a dare la direzione del mercato.

C’è quindi da essere preoccupati?

La cosa migliore è andare a vedere i fondamentali: il P/E in una prospettiva storica. Attualmente, il rapporto tra i prezzi correnti e gli utili previsti tra un anno si colloca a 22,4. E’ tanto? E’ poco? Innanzi tutto è inferiore al picco del novembre scorso, (23,8 dopo la vittoria di Trump), a quello del dicembre 2021 (24,2) e del dicembre 2019 (26,4). L’attuale P/E non è quindi particolarmente elevato. Ma soprattutto è sostanzialmente in linea con la media degli ultimi dieci anni (22 volte gli utili).


Cosa vuol dire? Vuol dire che se gli utili per azione (eps) cresceranno nei prossimi dodici mesi come previsto (+16%), gli attuali prezzi di mercato sono sostanzialmente allineati al loro “giusto valore” (sono solo il 2% più elevati rispetto ai prezzi che si possono desumere assumendo il P/E medio decennale quale parametro di riferimento).

Ma evidentemente è molto improbabile che tra un anno i prezzi siano ancora quelli odierni. E’ molto più probabile che crescano o che scendano (nessuno lo può sapere). Supponiamo allora che gli operatori si lascino prendere dall’euforia e facciano lievitare i prezzi ancora più in alto. Fin dove possono arrivare? Vi è un livello oltre il quale scatta l'allarme?

Ovviamente non vi sono risposte certe, “scientifiche”. Tuttavia possiamo fare riferimento a ciò che è avvenuto in passato.


Se si guarda ciò che è successo dall’ultima grande crisi finanziaria (2008), si nota che vi sono stati tre momenti in cui il mercato aveva “perso il controllo” per un eccesso di euforia: maggio 2015, dicembre 2019 (poco prima del Covid) e dicembre 2021 (a cui è seguita una caduta dell’indice S&P del 25% nei successivi nove mesi). Vi è poi il picco successivo alla vittoria di Trump, il quale provvederà a far cadere i mercati di circa il 10% tra gennaio e aprile di quest’anno. Ma questo è indubbiamente un episodio minore. Ciò che emerge è che se il P/E atteso resta in un’area di sopravvalutazione contenuta entro il 20% non sembra che vi siano “pericoli veri e propri”. Oltre quella soglia, il rischio di un'inversione aumenta. Ma non è dato sapere quando. Nel dicembre del 2019 la divergenza arrivò fino al 46,6%. Quindi non è detto che superato il 20% si avrà immediatamente un calo dei prezzi. Diciamo che più sale oltre questo livello, più è probabile che vi sarà una caduta rovinosa.

Ma attualmente la divergenza è solo del 2%. Siamo quindi in un’area del tutto fisiologica. Le borse infatti passano la maggioranza del tempo ad essere sopravvalutate o sottovalutate, più che a replicare il “giusto valore”.

Concludendo, se i prezzi continueranno a salire vi dovrebbe essere un ampio margine prima di doversi preoccupare, anche perché dovrebbero crescere non solo i prezzi ma anche gli utili previsti.


Non ci resta che sperare che le previsioni degli utili non siano troppo "ottimiste".

17 luglio 2025

Wall Street è in bolla?

 Secondo il capo economista di Apollo Global, società di investimento, la risposta alla domanda del titolo di questo post è si.

Riprendo le sue argomentazioni da Investing.com

Il capo economista di Apollo Global, Torsten Sløk, sta lanciando l’allarme su quello che considera un mercato ancora più inflazionato rispetto a quello che portò al crollo delle dot-com. In un avvertimento sorprendente oggi, Sløk ha dichiarato: "La differenza tra la bolla IT degli anni ’90 e la bolla dell’IA oggi è che le prime 10 aziende dell’S&P 500 sono attualmente più sopravvalutate di quanto non fossero negli anni ’90." I suoi commenti arrivano mentre le azioni continuano a raggiungere nuovi massimi, con gli investitori che scommettono sempre più sull’intelligenza artificiale come prossima forza trasformativa nei mercati globali.

L’entusiasmo ha spinto giganti tecnologici come NVIDIA, Microsoft Corporation e Meta tra gli altri, a valutazioni record, con NVIDIA che recentemente è diventata la prima azienda a superare il livello di valutazione di 4 trilioni di dollari.

Slok evidenzia che le prime 10 azioni hanno valutazioni sproporzionatamente elevate rispetto al mercato complessivo. Sløk sostiene che questa estrema concentrazione e le aspettative altissime incorporate nei prezzi rispecchiano e superano la mania della fine degli anni ’90, quando gli investitori riversavano denaro in azioni internet con scarsa considerazione per la redditività.

A differenza della bolla IT, le principali aziende di oggi sono altamente redditizie, ma Sløk avverte che anche solidi fondamentali non possono giustificare multipli illimitati.

Fonte: https://it.investing.com/news/stock-market-news/leconomista-di-apollo-avverte-la-bolla-dellia-ora-supera-la-mania-tech-degli-anni-90-2905048



16 luglio 2025

Le previsioni sui computer quantistici

Un mese fa dedicavo un post ai computer quantisiici (E' il momento dei computer quantistici?) riprendendo un intervento dell'amministratore delegato di Nvidia.

Oggi ritorno sul tema perché Bank of America vi dedica una nota di un certo rilievo. Riprendo la notizia da Investing.com:

Gli analisti di Bank of America hanno affermato in una nota mercoledì che il quantum computing "potrebbe essere la più grande rivoluzione per l’umanità dalla scoperta del fuoco".

Gli analisti della banca hanno sostenuto che potrebbe ridefinire le strutture di potere globali e innescare un’era di innovazione senza precedenti. (...)

Gli analisti hanno descritto il quantum computing come "una tecnologia che può eseguire infiniti calcoli complessi in tempo zero, accelerando la conoscenza e lo sviluppo umano a velocità incredibili".

Sebbene il pieno vantaggio quantistico non sia stato ancora raggiunto a causa di sistemi soggetti a errori, BofA ha affermato che la tecnologia sta raggiungendo la maturità, con tempi stimati per un’ampia utilità tra il 2030 e il 2033. (...)

BofA prevede un potenziale mercato di applicazioni da 2 trilioni di dollari entro il 2035, anche se ha aggiunto che "il numero reale potrebbe essere il PIL globale", dato il potenziale del quantum computing di rivoluzionare la crittografia, la scoperta di farmaci, la logistica, l’apprendimento profondo e la scienza dei materiali.

In modo cruciale, la combinazione di quantum computing e AI generativa potrebbe produrre quella che BofA chiama "Intelligenza Artificiale Super". La banca ha affermato: "Un computer quantistico con soli 10 qubit potrebbe eseguire 100 volte più operazioni rispetto a un computer classico", rendendolo ideale per accelerare l’addestramento dei modelli di AI generativa.

BofA ha avvertito che "chiunque vinca la ’corsa quantistica’ otterrà un vantaggio geopolitico, tecnologico ed economico senza precedenti".

Gli investimenti governativi stanno aumentando rapidamente, con oltre 42 miliardi di dollari annunciati a livello globale. Di questi, il 35% proviene dalla Cina, sottolineando la posta in gioco elevata di questa frontiera emergente.

Fonte: https://it.investing.com/news/stock-market-news/il-quantum-computing-potrebbe-portare-a-un-nuovo-ordine-mondiale-afferma-bofa-2903997

Riporto anche il grafico aggiornato, relativo a tre società di quantum computing con la base di partenza alla fine del 2024.


Come si vede, dopo una prima parte dell'anno alquanto difficile (in media sono arrivati a perdere quasi il 50%), ora guadagnano dall'inizio dell'anno il 37,6%.

14 luglio 2025

S&P 500, come andrà?

 


Il grafico riporta l'andamento degli utili per azione (Eps) trimestrali con cadenza mensile. Se il mercato azionario dovesse seguire gli eps, dovremmo avere un periodo di crescita fino a settembre. L'ultima parte dell'anno, bene che vada, potrebbe essere laterale per poi ritornare a crescere nel primo trimestre del 2026. Dopodiché un lento declino, sia pur con tassi di crescita (ad oggi previsti) superiori a quelli di quest'anno.

Vedremo.

12 luglio 2025

Nuovo Record sul Bitcoin

 Questa settimana il Bitcoin (BTC) ha registrato un nuovo record. Il prezzo più alto con cui è stato acquistato è stato di 118.848 $.

L’accelerazione è avvenuta nella giornata di giovedì, quando gli acquisti di ETF che investono sulla criptovaluta hanno superato il miliardo di dollari.

Fonte: https://www.datawallet.com/it/bitcoin-etf-tracker

La capitalizzazione complessiva di questo strumento è così giunta a 2.400 miliardi di $ e “contende ad Amazon il quinto posto in classifica tra gli asset finanziari più capitalizzati del pianeta, classifica guidata dall’oro fisico (22mila miliardi), seguito con distacco dal titolo Nvidia che proprio nelle ultime ore ha infranto per la prima volta la barriera dei 4mila miliardi.” (Il Sole 24 Ore di oggi).

La brusca impennata del bitcoin ha permesso di superare anche il buon andamento dall’inizio dell’anno della borsa italiana: oltre il 26% (in dollari) contro il 17,2 dell’indice FtseMib. L’oro, che rimane sempre il miglior investimento (+28,4% in dollari) è ormai nel mirino della criptovaluta.


Ampliando l’orizzonte temporale all’ultimo quinquennio e convertendo tutto in euro, chi avesse investito 10.000 € nel luglio 2020 nel metallo giallo avrebbe ora 17.300 € (+73%). Ancora meglio se avesse puntato su Wall Street: i 10.000 € sarebbero diventati 19.400 € (+94%).

Ma fa veramente impressione scoprire che chi avesse impegnato 10.000 € per acquistare i btc, ora se ne ritroverebbe 105.500 (+955%).

Si può legittimamente sostenere che cinque anni fa, il bitcoin non era ancora uno strumento a portata di mano e per molti era un oggetto alquanto misterioso, di cui diffidare.

Inoltre è evidente che non sarebbe stata buona norma impegnare tutto il patrimonio per acquistare il bitcoin.


Nota Bene

E’ quanto mai opportuno ricordare che i rendimenti passati non sono una garanzia per i rendimenti futuri.

Tutti i rendimenti indicati si intendono al lordo della tassazione fiscale, delle spese e delle commissioni.

08 luglio 2025

Previsioni 2026 su S&P500, Utili e P/E

 



La tabella riporta varie ipotesi circa gli utili per azione (EPS) previsti per il 2026 in relazione al numero di volte in cui il mercato li potrebbe valutare, ossia al P/E. Da tale relazione ne consegue il valore che dovrebbe assumere l’indice S&P il prossimo anno.

 Tanto per intenderci: la maggioranza degli analisti (consensus) stima che gli eps del 2026 saranno pari a 300 $. Moltiplicandoli con il P/E corrente pari a 22 si ricava che l’indice S&P dovrebbe posizionarsi a 6600 punti (il 6% in più dei valori correnti).

Goldman Sachs è più prudente e ritiene che gli eps saranno solo 280 $. Se si assume il P/E attuale, l’indice S&P si posizionerà a 6200 punti, sostanzialmente in linea con i valori correnti.

 Anche se nella tabella non ci sono, io prendo in considerazione le stime degli eps degli stessi creatori dell’indice S&P. Ebbene gli analisti di S&P stimano gli eps per il prossimo anno a 295,31 $. Leggermente diversa è anche la valutazione attuale del P/E, pari a 22,3. Dalla loro combinazione (295,31 x 22,3) risulta che il mercato azionario si spingerà fino a 6585 (+5,7% rispetto ad oggi).

 


06 luglio 2025

Bitcoin, gioie e dolori

 

Il bitcoin è in un trend positivo dall’inizio del 2023 e dista dal massimo assoluto della sua quotazione solamente il 2,7%.

Rispetto alla fine di luglio dell’anno scorso è cresciuto del 68,5%, in dollari. E’ una specificazione necessaria, dato che nello stesso arco temporale la valuta americana si è  svalutata dell’8%, riducendo il guadagno a un non disprezzabile 56%.

Dall’inizio di quest’anno l’aumento è del 16,4%, ma l’incidenza della svalutazione del biglietto verde in questo caso è maggiore (l’11,7%), facendo scendere il guadagno effettivo espresso in euro a meno del 3%.

Se si estende l’orizzonte temporale ad un periodo relativamente lungo (10 anni), fatto 100 un capitale investito in bitcoin varrebbe ora 35.310 €.

Il costo per un simile exploit è tuttavia pesante, in quanto avrebbe richiesto di sopportare delle perdite “potenziali” del 74% tra la fine del 2017 e l’inizio del 2019 e poi ancora del 70% tra l’ottobre 2021 e la fine del 2022. Ma, come si è detto, si è poi sempre ripreso, fino a raggiungere quotazioni che potevano essere considerate inimmaginabili.

Ovviamente non è dato sapere dove si troverà tra uno o dieci anni. Si può dire però che inserendo una quota del 5% ai propri investimenti finanziari nell’ambito di un portafoglio modello che prevede il 45% di liquidità (che assumiamo non remunerata), un 35% legato all’indice S&P500 (espresso in €) e un 15% agganciato all’oro (in €) si avrebbe avuto nell’ultimo quinquennio un ritorno medio annuo del 44,7% contro un guadagno del 3,6% se il portafoglio modello avesse escluso il Bitcoin e ridotto l’investimento azionario al 10% e l’oro al 5%.