Il bitcoin è in un trend positivo dall’inizio del 2023 e dista dal massimo assoluto della sua quotazione solamente il 2,7%.
Rispetto alla fine di luglio dell’anno scorso è cresciuto del 68,5%, in dollari. E’ una specificazione necessaria, dato che nello stesso arco temporale la valuta americana si è svalutata dell’8%, riducendo il guadagno a un non disprezzabile 56%.
Dall’inizio di quest’anno l’aumento è del 16,4%, ma l’incidenza della svalutazione del biglietto verde in questo caso è maggiore (l’11,7%), facendo scendere il guadagno effettivo espresso in euro a meno del 3%.
Se si estende l’orizzonte temporale ad un periodo relativamente lungo (10 anni), fatto 100 un capitale investito in bitcoin varrebbe ora 35.310 €.
Il costo per un simile exploit è tuttavia pesante, in quanto avrebbe richiesto di sopportare delle perdite “potenziali” del 74% tra la fine del 2017 e l’inizio del 2019 e poi ancora del 70% tra l’ottobre 2021 e la fine del 2022. Ma, come si è detto, si è poi sempre ripreso, fino a raggiungere quotazioni che potevano essere considerate inimmaginabili.
Ovviamente non è dato sapere
dove si troverà tra uno o dieci anni. Si può dire però che inserendo una quota
del 5% ai propri investimenti finanziari nell’ambito di un portafoglio modello
che prevede il 45% di liquidità (che assumiamo non remunerata), un 35% legato
all’indice S&P500 (espresso in €) e un 15% agganciato all’oro (in €) si avrebbe
avuto nell’ultimo quinquennio un ritorno medio annuo del 44,7% contro un guadagno
del 3,6% se il portafoglio modello avesse escluso il Bitcoin e ridotto l’investimento
azionario al 10% e l’oro al 5%.
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