Nella nota del 17 luglio ci si poneva questa domanda: Wall Street è in bolla?
In settimana, l’indice S&P
La tesi sostenuta nel post
precedente è che le prime dieci società dell’indice azionario americano hanno
un rapporto tra prezzi e utili per azione, ovvero il P/E, più elevato di quello
registrato nel
Molte sono poi le prese di
posizione sul fatto che, non più le prime dieci, ma le “magnifiche
C’è quindi da essere preoccupati?
La cosa migliore è andare a
vedere i fondamentali: il P/E in una prospettiva storica. Attualmente, il
rapporto tra i prezzi correnti e gli utili previsti tra un anno si colloca a
22,4. E’ tanto? E’ poco? Innanzi tutto è inferiore al picco del novembre
scorso, (23,8 dopo la vittoria di Trump), a quello del dicembre 2021 (24,2) e
del dicembre 2019 (26,4). L’attuale P/E non è quindi particolarmente elevato.
Ma soprattutto è sostanzialmente in linea con la media degli ultimi dieci anni
(22 volte gli utili).
Cosa vuol dire? Vuol dire che se gli utili per azione (eps) cresceranno nei prossimi dodici mesi come previsto (+16%), gli attuali prezzi di mercato sono sostanzialmente allineati al loro “giusto valore” (sono solo il 2% più elevati rispetto ai prezzi che si possono desumere assumendo il P/E medio decennale quale parametro di riferimento).
Ma evidentemente è molto improbabile che tra un anno i prezzi siano ancora quelli odierni. E’ molto più probabile che crescano o che scendano (nessuno lo può sapere). Supponiamo allora che gli operatori si lascino prendere dall’euforia e facciano lievitare i prezzi ancora più in alto. Fin dove possono arrivare? Vi è un livello oltre il quale scatta l'allarme?
Ovviamente non vi sono
risposte certe, “scientifiche”. Tuttavia possiamo fare riferimento a ciò che è
avvenuto in passato.
Se si guarda ciò che è successo dall’ultima grande crisi finanziaria (2008), si nota che vi sono stati tre momenti in cui il mercato aveva “perso il controllo” per un eccesso di euforia: maggio 2015, dicembre 2019 (poco prima del Covid) e dicembre 2021 (a cui è seguita una caduta dell’indice S&P del 25% nei successivi nove mesi). Vi è poi il picco successivo alla vittoria di Trump, il quale provvederà a far cadere i mercati di circa il 10% tra gennaio e aprile di quest’anno. Ma questo è indubbiamente un episodio minore. Ciò che emerge è che se il P/E atteso resta in un’area di sopravvalutazione contenuta entro il 20% non sembra che vi siano “pericoli veri e propri”. Oltre quella soglia, il rischio di un'inversione aumenta. Ma non è dato sapere quando. Nel dicembre del 2019 la divergenza arrivò fino al 46,6%. Quindi non è detto che superato il 20% si avrà immediatamente un calo dei prezzi. Diciamo che più sale oltre questo livello, più è probabile che vi sarà una caduta rovinosa.
Ma attualmente la divergenza è solo del 2%. Siamo quindi in un’area del tutto fisiologica. Le borse infatti passano la maggioranza del tempo ad essere sopravvalutate o sottovalutate, più che a replicare il “giusto valore”.
Concludendo, se i prezzi
continueranno a salire vi dovrebbe essere un ampio margine prima di doversi
preoccupare, anche perché dovrebbero crescere non solo i prezzi ma anche gli
utili previsti.
Non ci resta che sperare che le previsioni degli utili non siano troppo "ottimiste".
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