Che il bitcoin abbia imboccato un trend ribassista non vi sono ormai più dubbi. Dal massimo di oltre 126 mila $ è sceso del 32%, a 86.215 $.
Sul calo della criptovaluta, oltre alle motivazioni macroeconomiche, finanziarie e geopolitiche, incide un evento che a metà gennaio potrebbe diventare devastante. La società americana Strategy ha focalizzato il suo business sul bitcoin: investe i capitali raccolti dai propri azionisti e si indebita per acquistare la valuta digitale. Ciò ha indotto gli enti che curano gli indici azionari, e in particolare MSCI, a valutare l’esclusione della società dai propri benchmark in quanto Strategy appare più come un fondo (in asset digitali) più che una società con un business definito. Se il 15 gennaio sarà esclusa dagli indici MSCI, i grandi investitori istituzionali che si affidano per i loro fondi pensioni e di investimento a quei parametri saranno costretti a venderla. Se la decisione di MSCI sarà ripresa anche da altri indici, come il Nasdaq 100, le vendite – secondo JP Morgan – potrebbero arrivare a 11,6 miliardi di dollari.
Se nel frattempo il bitcoin dovesse scendere sotto il prezzo di carico detenuto da Strategy pari a 74.430 $ (è sufficiente un calo del 13,7% dai valori attuali) vi è il rischio che la società di Michael Saylor sia costretta a vendere buona parte dei suoi 648.870 bitcoin per limitare le perdite, accentuando la caduta delle quotazioni della criptovaluta.
Ma non c’è ragione di preoccuparsi: entro il 2030 il bitcoin varrà 1,5 milioni di $. Parola di Ark Invest:
Dalla stalla alle stelle.
Fonte: Milano Finanza, 22/11/2025
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