Il prodotto interno lordo degli Stati Uniti tra il secondo e il terzo trimestre avanza dal 2,1% al 2,3% rispetto agli stessi periodi dell’anno scorso.
Il merito non è certo delle
famiglie, che vedono rallentare la crescita del redditi personali dall’1,8
all’1,5%. Parallelamente sono stati ridimensionati i consumi dal 2,7 al 2,6%.
La domanda delle famiglie è vistosamente in frenata dalla fine dell’anno
scorso, con i beni durevoli che passano dal +7% del quarto trimestre del 2024
al +3,2% di quest’anno.
Anche la domanda del settore
pubblico segue lo stesso andamento, con una crescita che passa dal +3,9% del
terzo trimestre dell’anno scorso al +1,1 di quest’anno. In calo anche gli
incrementi della spesa militare, dal +5,4% all’1%.
Le esportazioni restano invariate al +1,5% rispetto al trimestre precedente, ma anch’esse in frenata su un anno fa, quando aumentavano del 5%.
Con la domanda globale in
frenata nelle sue componenti fondamentali, gli investimenti delle imprese sono
rallentati dal 2,7 al 2,6%, con quelli non residenziali che passano dal +4 al
3,9%.
Come è quindi cresciuto il
gdp? Con un calo dell’1,8% delle importazioni. I dazi di Trump incominciano a
fare effetto, lasciando alle imprese nazionali la possibilità di produrre di
più. Di fatto si cerca di ridurre il deficit commerciale agendo sia dal lato della domanda (comprimendo quella delle famiglie
e quella pubblica) sia dal lato dell’offerta, frapponendo ostacoli alle importazioni.
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