Se si assume l’ultima quotazione del 2015 come base e si proietta l’andamento dell’indice S&P ad oggi e si procede analogamente per gli eps emerge una notevole sopravvalutazione (del 28%) dei prezzi azionari rispetto agli utili.
Tuttavia è sufficiente per cambiare
la base di partenza per ottenere il risultato opposto. Partendo dalla fine del 2020,
l’indice S&P appare sottovalutato del 15%.
Quale delle due rappresentazioni ci dice come stanno le cose?
Si potrebbe pensare che più è ampia la serie storica e più affidabile. Ma altrettanto giustamente si potrebbe sostenere che l’evoluzione della tecnologia, dell’intelligenza artificiale in particolare, negli ultimi anni ha spezzato l’evoluzione naturale degli utili. Vi sarebbe stato insomma il passaggio ad un gradino più elevato che rende il confronto con le fasi precedenti non compatibile.
Ovviamente non vi è “una verità”. Entrambe le rappresentazioni hanno una loro validità.
Tuttavia un insegnamento si può trarre da questa situazione: è molto facile “manipolare” la narrazione adottando gli opportuni accorgimenti. I grafici sono utili, ma non necessariamente ci dicono “tutta la verità”.
Immagino che operativamente ciò sia di scarsa utilità. Si può considerare allora il rapporto tra i prezzi e gli utili per azione (il P/E). Meglio ancora, lo scostamento tra il P/E e la sua media decennale. Ed ecco che cosa risulta:
L'attuale momento è sicuramente sopravvalutato (per un buon 17%), ma non sembra che si sia in presenza di una bolla, non almeno come quella del 2009 o del 2019/2020, quando in entrambe le circostanze si superò il 30%.
Nessun commento:
Posta un commento