01 giugno 2026

Considerazioni sul premio per il rischio

 Il P/E a 12 mesi magari non è utile per prevedere l’andamento del mercato azionario, ma può dirci, messo a raffronto con i rendimenti dei titoli di Stato, se viene riconosciuto un premio adeguato per il rischio.

Ad esempio, il decennale americano consente di avere un rendimento annuo fino alla scadenza del 4.47%. L’inverso del P/E forward corrisponde al 4,8%. Ne consegue che il premio per il rischio sarebbe solo di 0,3%. Insomma, non varrebbe la pena investire sul mercato azionario.


Ma chi investe sui mercati azionari non ha come riferimento il rendimento decennale. L’alternativa non è tra azioni o decennali, perché comporterebbe impegnare gli investimenti per un lungo periodo di tempo, in cui le oscillazioni dei tassi possono erodere le quotazioni dei bond, bloccando ogni possibilità di investimento alternativo più interessante.


Il confronto con un titolo annuo è già più credibile: avendo della liquidità a disposizione posso decidere se investire nell’azionario o scegliere un rendimento certo, praticamente senza rischi.

In tal caso, al momento, l’inverso del P/E (il 4,8%) verrebbe messo a confronto con il 3,8% dei titoli annuali. Il premio per il rischio sarebbe quindi di un punto percentuale. Se è poco o “giusto” non credo che interessi, perché ritengo questo raffronto ancora insoddisfacente.


Normalmente l’obiettivo di un investimento azionario è la crescita del capitale, più che la partecipazione agli utili. Certo, questi son ben graditi, ma solitamente non è la finalità dell’investimento.


Ovviamente non si hanno certezze su come evolveranno le quotazioni azionarie nei prossimi dodici mesi. Tuttavia si può provare a implementare un raffronto più realistico considerando la crescita degli utili, più che il loro rendimento. Detto in altri termini, è assai poco consolante sapere che gli Eps/P siano al 5% se poi i prezzi nei dodici mesi successivi scendono del 10%.


A mio parere si deve tener conto

  1. della crescita delle quotazioni nell’ultimo anno (S&P)

  2. della crescita degli utili nell’ultimo anno (Eps) 

  3. della crescita prevista degli eps nei prossimi dodici mesi (Eps +1Y)

  4. del rendimento annuo corrente di un titolo a breve termine (USA 1Y)


Espresso in formula : (Eps +1Y) - (S&P-Eps) > USA 1Y


In grafico: 


In definitiva, la crescita attesa degli eps per i prossimi dodici mesi al netto della differenza tra la crescita dell’ultimo anno delle quotazioni e la crescita degli eps per lo stesso periodo ci dice lo spazio disponibile per un aumento (o meno) delle quotazioni.


Detto in altro modo, la crescita delle quotazioni nell’ultimo anno può essere imputabile all’aumento degli eps. L’eventuale eccesso di crescita delle quotazioni potrebbe includere la crescita attesa per i prossimi dodici mesi degli eps. Se gli utili attesi sono superiori all’eventuale eccesso di crescita delle quotazioni rispetto agli eps dell’ultimo anno, tale sovrappiù può essere un indicatore della potenziale crescita delle quotazioni future. 


Espresse in percentuali, possono essere messe a raffronto con il rendimento annuale di un titolo a breve termine. La differenza tra i due parametri può rappresentare più efficacemente il premio per il rischio.

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