06 giugno 2026

La settimana nera

 Settimana negativa per i mercati finanziari. Praticamente non si è salvato nessuno. Lo S&P500 ha perso il 2,6%, il settore tecnologico praticamente il doppio, gli emergenti quasi il 2, per non parlare dell’oro (-4,6%) o peggio ancora del bitcoin (al momento -17,3%). Incominciano a crearsi le prime crepe anche nella narrazione dell’AI. 

La domanda che sorge spontanea è: che fare? Evitando di dare consigli operativi, vediamo cosa ci dicono i fondamentali. 


L’indice S&P500 è cresciuto rispetto a un anno fa del 24,3%. Nello stesso periodo gli utili per azione (eps) sono aumentati del 18.5% e sono previsti crescere del 19,1% nei prossimi dodici mesi. Una quota della crescita attesa degli eps  è stata già inclusa nelle quotazioni (24.3-18.5 = 5,8%). Potenzialmente quindi l'indice S&P potrebbe crescere da qui al giugno del prossimo anno del 13,3% (19,1-5,8). Questo nell’ipotesi che il P/E, ovvero il rapporto tra le quotazioni e gli eps, resti invariato all’attuale livello di 24. Potrebbe scendere? certamente sì, ma fino a 22,25 resterebbe entro le valutazioni degli eps espresse negli ultimi dodici mesi. In questo caso, tra un anno - ferme restando le attuali previsioni degli eps - l’indice sarebbe ancora superiore ai valori correnti del 10,3%. Il P/E potrebbe scendere sotto 22,25? certamente, ma a questo punto ogni ipotesi è lecita. 


Di fatto, però, per quanto possa aver impressionato vedere alcuni titoli perdere il 10% in un solo giorno, l’indice azionario americano rimane ampiamente sopra la media mobile annuale. Il trend rialzista non è quindi al momento interrotto. Inoltre, stando al corridoio che si può delineare sulla base dei p/e dell’ultimo anno e degli eps, potrebbe cadere in questo mese di un altro 9% (fino a 6.700 punti)  senza che si debba dire di aver rotto il trend.


D’altra parte, questa corsa alla liquidità è poco convincente, visto che i titoli americani a un anno rendono il 3,9% innanzi ad un inflazione ad aprile del 3,8%, con la possibilità che cresca ancora dato che le materie prime stanno aumentando del 35% e il petrolio del 38%.


Ma se pensate che allora convenga acquistare materie prime, anch’esse non sono sfuggite al sell-off di questa settimana: sono scese dell’1%. Per quanto meno delle altre asset class, non mi pare che sia il modo migliore per presentarsi.


In realtà tutto è precipitato con il crollo di Broadcom, società che produce chip di memoria per l’AI. Nonostante i buoni risultati, le previsioni per i prossimi mesi hanno confermato i livelli di vendita annunciati in precedenza, determinando la delusione tra gli investitori e forse anche il timore che la AI abbia raggiunto l’apice del ciclo. Da qui la corsa alle vendite.


Tuttavia, tanto il settore tecnologico americano quanto le società impegnate nell’AI a livello globale vedranno crescere gli eps nel prossimo anno del 34 e del 28% rispettivamente.


Forse, dopo aver lasciato sfogare i venditori, potrebbe essere un’opportunità di acquisto.


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