Che le quotazioni siano destinate, prima o poi, a replicare l’andamento degli utili delle società (ovvero gli eps) è noto, ma non è detto che li debbano seguire passo a passo.
Eppure, se si guarda ciò che è successo quest’anno, si nota che l’indice S&P è sceso nel primo trimestre in coincidenza con il rallentamento della crescita degli eps (dal +14 al +5%) e che nonostante il tanto acclamato spauracchio di settembre, come peggior mese dell’anno in base alla tradizione, le quotazioni mostrano una forza che sembra essere spiegata dalla crescita degli utili (dal +5 al +13% stimato per questo mese).
Questa strettissima coincidenza è destinata a replicarsi anche per i prossimi mesi? Ovviamente non vi è alcuna certezza. Ma se dovesse proseguire, ecco allora che gli ultimi mesi dell’anno potrebbero risultare abbastanza piatti, dato che gli eps dell’indice generale cresceranno del 14% per ognuno dei mesi che mancano alla fine del 2025. I tecnologici invece potrebbero entrare in difficoltà, lasciando agli altri settori il compito di sostenere lo S&P500.
Proseguendo con questa ipotesi,
il primo trimestre del 2026 dovrebbe essere positivo, ma successivamente potrebbe
iniziare un bear market.
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