11 febbraio 2026

Tassi d'interesse e crisi dei mercati azionari


Una teoria vuole che i tassi della FED, la banca centrale degli Stati Uniti, siano un indicatore anticipatore della recessione e conseguentemente dei crolli del mercato azionario.

In particolare, le crisi avvengono quando i tassi sono sui massimi. La recessione (indicata nel grafico mediante una striscia grigia) induce la banca centrale a ridurre i tassi di interesse in maniera energica.

Limitandosi alle ultime grandi recessioni, quelle del 2001 e del 2008, si può apprezzare come questa ipotesi trovi ampia conferma. 

Quelle del Covid (2020) e la crisi ucraina (2022) sono di fatto eventi al di fuori delle dinamiche finanziarie intrinseche al sistema.

Vi è però l’eccezione del 2024/25. La FED ha iniziato a ridurre i tassi dal settembre 2024, quando erano al 5,5%. Oggi sono al 3,75% e non sembra che vi sia ancora una recessione. Tuttavia, essendo un indicatore anticipatore, potrebbe essere semplicemente  che la recessione non sia ancora visibile all’orizzonte, ma che potrebbe effettivamente realizzarsi nel prossimo futuro. Se così sarà, potrebbe trovare conferma anche il corollario di una crollo dei mercati azionari, come è avvenuto con la bolla delle dot com del 2001 e con la crisi finanziaria del 2008.

Ma se fosse esattamente il contrario? Se fosse il crollo dei mercati azionari a provocare la drammatica riduzione dei tassi da parte della FED?

Che gli alti tassi di interesse possano essere la causa di una crisi per l'economia reale è difficile da negare. Ma ciò che avviene nei mercati finanziari è esattamente l'opposto di quanto vuole asserire quella teoria: la FED si muove energicamente solo dopo il sell-off dei mercati, quando tutti vanno in cerca di liquidità e non vi è nessuno disposto a cederla.

Oggi abbiamo una discesa graduale dei tassi, non un intervento di emergenza per arginare una crisi. I tassi non sono più sui massimi e l'economia reale, se viaggia a un ritmo non particolarmente brillante o comunque non sufficiente a soddisfare le ambizioni dell'Amministrazione Trump, sembra comunque tenere.

All'orizzonte si profilano dubbi sugli investimenti in AI e sulla capacità di offrire un ritorno adeguato alla mole degli impegni finanziari che vi sono dedicati. Ma se vi sarà delusione e quindi una crisi finanziaria non sarà per gli alti tassi di interesse, ma proprio per il venir meno delle aspettative che stanno alimentando l'attuale corsa agli investimenti.

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