08 agosto 2026

Come i mercati ci sorprendono

 


Nel post del 2 agosto ipotizzavo, sulla base dell’evoluzione degli utili per azioni (eps) per i prossimi dodici mesi, che le migliori performance sarebbero arrivate dalle materie prime, mentre l’azionario avrebbe quantomeno sofferto. 

A distanza di una settimana sembra che il mio scenario sia stato smentito: non solo le materie prime (linea verde nel grafico) sono rimaste sostanzialmente ferme, ma l'indice S&P500 è aumentato del 3,6%. Ma, ancor più clamoroso, è l'oro ad aver guadagnato il 7,4%, che avevo ritenuto improbabile che potesse risalire nel breve termine.

In effetti il ritorno nel mese di luglio degli acquisti da parte degli ETF  (23 tonnellate, dopo le vendite nette del secondo trimestre) hanno permesso alle quotazioni dell'oro di guadagnare in una settimana 300 dollari (a 4.342 $). 

Tuttavia, è in una configurazione grafica delicata: deve riuscire a superare la resistenza dei 4.400 $, ove si incrociano la media semestrale (al ribasso) e quella annuale (al rialzo). In caso contrario sarebbe respinto verso il supporto dei 4 mila dollari.

Ma al di là di come possa evolvere l'oro, il mercato ha voluto, ancora una volta, sorprenderci. Dovrei quindi abbandonare lo scenario ipotizzato? Non credo, non solo perché una settimana di quotazioni è un periodo di tempo troppo breve in un orizzonte annuale per convalidare o meno le ipotesi assunte. Ma soprattutto perché le nuove previsioni degli utili rilasciate dalla società di ricerca FactSet confermano e anzi aggravano la loro evoluzione.

Se da una parte hanno ulteriormente migliorato il tasso di crescita degli eps per il secondo trimestre (ora +47,6% contro il 37,5 di una settimana fa), dall'altro hanno accentuato la discesa dei prossimi dodici mesi, tanto a che a giugno del prossimo anno dovrebbero crescere meno dell'1% (7% una settimana fa).

Insomma, si potrebbe dire: ride bene chi ride ultimo. Ma, nella circostanza, vi sarà ben poco da ridere.

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