La domanda di oro rallenta per il secondo trimestre consecutivo, a meno di 1000 tonnellate. Nel primo semestre è scesa di oltre il 19% su lo stesso periodo del 2025.
La domanda di oro per la gioielleria è arretrata nei primi sei mesi di quest’anno del 18,6%. Modesto il contributo proveniente dagli usi industriali e tecnici (+1,8%). Ma è il settore finanziario che ha impresso il calo più consistente: -21,7%.
In particolare, sono gli ETF che hanno inferto un colpo alla domanda, passando nel secondo trimestre da acquirenti a venditori netti.
Nel secondo trimestre è scesa anche la domanda per barrette e lingotti d’oro, sebbene nel semestre restino di oltre il 20% sopra il livello dello stesso periodo dell’anno scorso.
Deludono anche le Banche
Centrali che pur restando acquirenti netti, hanno ridotto gli acquisti netti del 16,5%, a causa soprattutto del primo trimestre. Nel secondo quarto, sono ritornati nuovamente sul mercato in maniera convinta (+62,4%).
La Polonia e la Cina sono i paesi più attivi. Vendono le proprie riserve in oro la Turchia e la Russia.
Il prezzo dell'oro ne ha ovviamente risentito e dall'inizio dell'anno perde il 6,2%. Rispetto a un anno fa resta tuttavia in crescita del 22,5%.
In base ai primi dati di luglio, gli ETF sono ritornati acquirenti netti e ciò potrebbe lasciar supporre che le quotazioni abbiano trovato una base intorno ai 4.000 $. Ovviamente non si può escludere che possano scendere e, allo stesso tempo, appare improbabile che possa ripartire a breve un nuovo trend rialzista.
L'oro rimane decisamente un investimento di lungo periodo.
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