29 agosto 2026

Il cerino sta ancora girando?

 Dopo la trimestrale di Nvidia le previsioni degli utili per azione (eps) delle società incluse nell’indice S&P500 sono migliorate.

All’inizio del mese la crescita degli utili relativi al secondo trimestre era al 47,6%. Oggi è poco sotto il 50%. Quelli previsti a dodici mesi sono passati dal +0,8 a +1,8%.

Il miglioramento degli eps previsti a giugno 2027 è tuttavia ininfluente sul trend di crescita, che rimane in deciso rallentamento. Lo scenario ipotizzato il 2 agosto viene quindi confermato.

Praticamente giunti alla fine del mese, il bitcoin risulta il miglior investimento, con un incremento del 23,4%. La criptovaluta aveva superato anche gli 80 mila dollari, ma la propensione al rischio si è smorzata con la prospettiva di un aumento dei tassi di interesse.

Stessa evoluzione per l’oro, che era ritornato sopra i 4.600 $, ma il discorso del presidente della FED Kevin Warsh a Jackson Hole, incentrato sull’obiettivo di riportare l’inflazione al 2%, ha indotto gli operatori alla prudenza. Nel mese guadagna comunque oltre il 10%.

Le tensioni in Medio Oriente, con lo Stretto di Hormuz ancora di fatto impraticabile, mantengono elevate le quotazioni del petrolio e di conseguenza l’indice Bloomberg delle materie prime che nel mese guadagna oltre il 6%.

L’impulso derivante dalla trimestrale di Nvidia non è stato sufficiente a dar slancio a un mercato azionario piuttosto apatico, che chiude il mese con un incremento del 3%.

Oltre al vistoso rallentamento della crescita degli utili, vale la pena segnalare l’andamento del Margin Debt.

In estrema sintesi si tratta della possibilità di acquistare azioni con una modesta quota e ricorrere all’indebitamento per la parte restante dell’investimento. Se le aspettative si realizzano, vi sono utili straordinari. Ma se prendono la direzione inversa, l’investitore è chiamato a ricostituire i margini, immettendo nuovi capitali. In mancanza, l’intermediario procede alla vendita forzata della posizione. In questa eventualità, l’impatto sui prezzi potrebbe essere significativo e dare avvio ad un effetto domino presso altri operatori. Se le vendite forzate si diffondono, potrebbe delinearsi un trend ribassista.

Dall’inizio degli anni 2000 vi sono stati almeno tre episodi in cui il mercato (o gli operatori che usavano il margin debt) hanno dovuto liquidare massicciamente le posizioni.  In tutti e tre gli episodi, il margin debt era cresciuto rispetto all’anno precedente di oltre il 60%.

Nel maggio di quest’anno ha superato il 50% e sebbene a luglio sia sceso a meno del 39%, tale crescita è il doppio dell’aumento dell’indice S&P500. Vi è quindi una forte esposizione speculativa. Se queste aspettative dovessero andare deluse il rischio di un crash è tutt’altro che peregrino.


22 agosto 2026

Risvegli

 Il 2 agosto scrivevo:  

L'oro potrebbe aver raggiunto una certa stabilità, ma è difficile che possa ritornare sui massimi in tempi brevi. Stesso discorso per il bitcoin, anche se è più imprevedibile. Ad ogni modo, assumere una posizione su questi asset avrebbe senso solo in un'ottica di lungo periodo.

Una settimana dopo ho avuto la sorpresa del risveglio dell’oro ed oggi è in crescita di quasi il 14% rispetto alla fine di luglio, quando ipotizzavo uno scenario a dodici mesi piuttosto pessimista per il mercato azionario.

Dopo aver trovato supporto in area 4000 $, l’oro ha superato sia la media mobile annuale che quella semestrale, dando una chiara indicazione di voler intraprendere un nuovo trend rialzista.

Conferme vengono anche dagli ETF specializzati nel metallo giallo che, dopo le vendite del secondo trimestre, sono tornati tra luglio e metà agosto acquirenti netti per 68 tonnellate.


Anche le banche centrali hanno continuato ad accumulare oro per le loro riserve. Tra queste la Cina che, da bravo investitore di lungo periodo, è rimasta leggermente in disparte quando il prezzo dell’oro cresceva, ma che non ha esitato ad incrementare gli acquisti man mano che le quotazioni hanno incominciato a scendere.


Poi, questa settimana, abbiamo assistito al risveglio del bitcoin: dall'inizio del mese ha guadagnato oltre il 22%. Non male per un asset che veniva definito inutile (in foto la copertina di Milano Finanza dell'8 agosto 2026; articolo a p.7).

Anche gli ETF americani focalizzati sul bitcoin sono tornati ad essere acquirenti netti, secondo quanto riporta Milano Finanza di oggi, dopo che nel secondo trimestre avevano accusato un deflusso di 5 miliardi di dollari (4,5 mld. nel solo mese di giugno). Ma tra luglio e agosto hanno registrato afflussi per circa 2,25 miliardi, sebbene dall'inizio dell'anno siano ancora in rosso per 3,2 miliardi.

E l’azionario? L’indice S&P500 è aumentato in queste tre settimane del 2,5%.


Forse non saranno le materie prime il miglior investimento per i prossimi dodici mesi. Ma lo scenario che prevede dei problemi per il mercato azionario direi che ha ancora tutta la sua validità. 

08 agosto 2026

Come i mercati ci sorprendono

 


Nel post del 2 agosto ipotizzavo, sulla base dell’evoluzione degli utili per azioni (eps) per i prossimi dodici mesi, che le migliori performance sarebbero arrivate dalle materie prime, mentre l’azionario avrebbe quantomeno sofferto. 

A distanza di una settimana sembra che il mio scenario sia stato smentito: non solo le materie prime (linea verde nel grafico) sono rimaste sostanzialmente ferme, ma l'indice S&P500 è aumentato del 3,6%. Ma, ancor più clamoroso, è l'oro ad aver guadagnato il 7,4%, che avevo ritenuto improbabile che potesse risalire nel breve termine.

In effetti il ritorno nel mese di luglio degli acquisti da parte degli ETF  (23 tonnellate, dopo le vendite nette del secondo trimestre) hanno permesso alle quotazioni dell'oro di guadagnare in una settimana 300 dollari (a 4.342 $). 

Tuttavia, è in una configurazione grafica delicata: deve riuscire a superare la resistenza dei 4.400 $, ove si incrociano la media semestrale (al ribasso) e quella annuale (al rialzo). In caso contrario sarebbe respinto verso il supporto dei 4 mila dollari.

Ma al di là di come possa evolvere l'oro, il mercato ha voluto, ancora una volta, sorprenderci. Dovrei quindi abbandonare lo scenario ipotizzato? Non credo, non solo perché una settimana di quotazioni è un periodo di tempo troppo breve in un orizzonte annuale per convalidare o meno le ipotesi assunte. Ma soprattutto perché le nuove previsioni degli utili rilasciate dalla società di ricerca FactSet confermano e anzi aggravano la loro evoluzione.

Se da una parte hanno ulteriormente migliorato il tasso di crescita degli eps per il secondo trimestre (ora +47,6% contro il 37,5 di una settimana fa), dall'altro hanno accentuato la discesa dei prossimi dodici mesi, tanto a che a giugno del prossimo anno dovrebbero crescere meno dell'1% (7% una settimana fa).

Insomma, si potrebbe dire: ride bene chi ride ultimo. Ma, nella circostanza, vi sarà ben poco da ridere.

02 agosto 2026

Uno scenario a 12 mesi

 Dalla fine di maggio l'indice S&P500 è sostanzialmente piatto (è diminuito solamente dell'1,2%). Eppure, per rimanere alle società più importanti, definite le magnifiche 7, vi sono stati movimenti contrastanti, dal –28,6% di Tesla al +3,2 di Microsoft, passando dal –4,9 di Nvidia. Per non parlare dei produttori di memoria, come Micron Technology che in questi due mesi ha perso oltre il 15%.

Se in superficie tutto appare calmo, nelle acque neanche tanto profonde vi sono correnti molti forti che trascinano al ribasso i titoli che fino ad oggi sono stati da guida al mercato azionario.

I dubbi che gli investimenti in AI non diano i risultati sperati hanno rimescolato le carte e messo in discussione quale debba essere la narrativa prevalente ad indirizzare gli operatori di mercato.

A tutto ciò si è aggiunta la drastica revisione degli utili per azione (eps) da parte della società di ricerca FactSet (per vedere le previsioni fino alla settimana scorsa clicca qui).

Nel secondo trimestre gli utili sono aumentati del 37,5%, surclassando la crescita del primo trimestre (+27,2%).  Ma da oggi in poi gli utili incominceranno a rallentare sempre di più, passando dal 37 al 7% del prossimo anno. 


Oggi gli operatori si lustrano gli occhi con la crescita del secondo trimestre. Ma se guardano avanti vedono uno strapiombo che porta a una sola conclusione: forse è arrivato il momento di alleggerire il peso dell'azionario nel portafoglio. Non dico che da domani inizia il crollo. Ma se questa evoluzione degli utili si dovesse realizzare, la strada sarebbe segnata.

Dove investire?

La liquidità non è entusiasmante: i tassi sui Bot annuali rendono il 2,8% esattamente in linea con l'inflazione (2,8% a luglio).

Quelli decennali meglio evitarli: i tassi impliciti segnalano un aumento dei rendimenti da qui a un anno di 0,8 punti percentuali, esponendo ad una perdita in conto capitale del 7,4%, ben superiore all'attuale rendimento del 4%.

L'oro potrebbe aver raggiunto una certa stabilità, ma è difficile che possa ritornare sui massimi in tempi brevi. Stesso discorso per il bitcoin, anche se è più imprevedibile. Ad ogni modo, assumere una posizione su questi asset avrebbe senso solo in un'ottica di lungo periodo.

Restano le materie prime. Anche in tal caso è difficile dire come evolveranno le quotazioni, ma se si vuole dare retta ai grafici sono l'unico asset che potrebbe intraprendere un trend positivo.


Il rischio inflazione, indotto dalla situazione problematica per le forniture non solo di petrolio, ma anche di altre risorse fondamentali per l'industria e l'agricoltura a livello globale, potrebbe quindi essere coperto assumendo una posizione in questo mercato.

Fermo restando che siamo in un contesto molto complesso, con un'amministrazione americana imprevedibile, che potrebbe stravolgere ogni scenario ipotizzato da un giorno all'altro.