26 luglio 2026

Gli indicatori per valutare lo S&P500

 Nonostante le turbolenze di questi giorni, l'indice S&P500 è diminuito dalla fine di maggio solamente del 2,2%. Il trend ascendente rimane intatto.

Gli utili per azione (eps) nel secondo trimestre sono previsti in crescita del 23,7%, in rallentamento dal +27,2 del primo quarto dell'anno. Ma nel trimestre in corso dovrebbero ritornare a crescere del 25,3% e chiudere il 2026 a +23,5.

Molto più marcato il rallentamento previsto per l'anno prossimo: dal +24,9 medio del 2026 a +16,3%.


In rapporto ai prezzi, gli eps attesi tra dodici mesi rendono il 5,1% innanzi a tassi sui titoli annuali del 4,1%. Viene in tal modo riconosciuto un premio per il rischio di un punto percentuale, che non solo è inferiore alla media degli ultimi dieci anni (2,1 punti), ma in calo da febbraio, nonostante il rendimento degli eps sia aumentato del 6,8%. La ragione della riduzione del premio al rischio va cercata nei tassi di interesse che sono cresciuti del 18,6% (da 3,49 al 4,13%). Tale incremento è la conseguenza della guerra americana contro l'Iran, che ha portato ad un aumento dei prezzi del petrolio di oltre il 33% e di riflesso all'inflazione statunitense dal 2,4 al 3,5%. Il rendimento reale dei titoli annuali, ovvero depurato dalla crescita dei prezzi, è comunque diminuito dall'1,1% di febbraio allo 0,5 di giugno.


L'inverso del rendimento degli eps è il P/E, ovvero quante volte vengono pagati gli utili. Tale multiplo si colloca a 23,5 contro una media decennale di 22,2. Si ha pertanto una sopravvalutazione del 6,1%. Per quanto improbabile che i prezzi si vadano ad allineare alla media storica dei P/E, gli eps previsti tra dodici mesi moltiplicati per il P/E a dieci anni restituiscono un valore più alto di quello odierno del 12.7%.


In conclusione, utili visti in rallentamento soprattutto a partire dal 2027, premio per il rischio insufficiente, prezzi leggermente sopravvalutati sembrano non essere sufficienti per fermare una crescita delle quotazioni che nei prossimi dodici mesi potrebbe essere superiore al 12%. Ma non mancheranno i motivi durante questo percorso per incontrare delle turbolenze, non solo per le indicazioni appena espresse, ma anche per il contesto geopolitico internazionale, tutt'altro che tranquillo.

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