Nel post del 15 luglio avevo esaminato l'utilità del P/E forward. In sintesi, ci dice quanto stiamo pagando per gli utili di un titolo o di un indice di mercato previsti tra dodici mesi. In base ai dati di ieri, ad esempio, l'indice S&P non è assolutamente caro, in quanto il P/E +1Y si colloca sotto la media degli ultimi dieci anni.
Se effettivamente le previsioni degli utili si realizzeranno (o saranno migliori), assumere una posizione sul mercato azionario americano si rivelerà interessante. Purtroppo, non si può escludere che gli eps vengano rivisti al ribasso. Ma questa eventualità non è l'unica circostanza che potrebbe compromettere gli investimenti. Le quotazioni, i prezzi, potrebbero scendere nonostante la crescita (prevista o effettiva) degli utili.
E agli investitori interessano i prezzi. Gli eps sono un utile parametro per valutare la bontà o meno di un investimento, ma alla fine sono i prezzi che dicono se lo è stato veramente.
Già sappiamo che il P/E +1Y non ci è utile per sapere quale sarà la quotazione tra dodici mesi, dato che implica un'invarianza dei prezzi del tutto improbabile.
La media storica del P/E ci può venire in aiuto. Ovviamente non sarà in grado di dirci dove sarà un titolo o un indice tra un anno. Ma può fornire indicazioni, sulla base degli eps previsti, di dove dovrebbe essere il fair value.
Oltre a dirci di quanto è sopravvalutato (o sottovalutato), la media decennale del P/E consente di tracciare una linea dei valori determinata sulla base delle attuali previsioni degli utili (moltiplicando questi ultimi appunto per il P/E medio).
Tali valori non possono essere considerati delle previsioni. Ma possono dirci la direzione che "dovrebbero" prendere i prezzi nel prossimo futuro.
Poiché è fisiologico che le quotazioni non siano allineate alla media decennale del P/E, bisogna evitare di considerare ogni scostamento sopra la media come un'imminente bolla pronta a scoppiare. In realtà è abbastanza facile scoprire quando siamo di fronte a una bolla. Il primo grafico ce ne offre una dimostrazione: i due picchi del P/E dopo il 2008 e alla fine del 2020 sono troppo evidenti per non rendersene conto. Quando il P/E incomincia a salire in maniera verticale, sta suonando non un campanello, ma una campana.
Per il momento, l'attuale fase correttiva non deve preoccupare. Nonostante gli scivoloni piuttosto bruschi di questi giorni (il mercato è fatto così) sta correggendo un lieve eccesso. Parliamo infatti di una sopravvalutazione dell'indice S&P500 del 6%.
Non dico che il futuro sarà roseo davanti a noi, visto il contesto più generale. Ma un fuggi fuggi dal mercato avrebbe lasciato segni ben più visibili. E ad ogni modo, dopo la tempesta, segue sempre il sereno.
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