15 luglio 2026

P/E a 12 mesi: nessun pericolo di bolla

 Il rapporto tra i prezzi e gli utili (P/E) esprime il numero di volte per cui si pagano gli utili per azione (eps). Detto in altro modo, quanto si deve pagare per avere un dollaro (o un euro) di utile da un titolo o un indice azionario. Così, se il P/E è 20, se si vuol acquistare quel titolo o quell’indice, si deve pagare 20 volte gli utili.

Tale rapporto esprime le valutazioni correnti: i prezzi odierni rispetto agli eps dell’ultimo anno. Ma gli operatori guardano avanti, al prossimo anno. Vogliono sapere, comprando oggi, quanto costa ogni utile che sarà creato tra dodici mesi. Questo rapporto è detto P/E forward. Se gli eps sono previsti in crescita, il P/E a +12 mesi sarà più basso di quello corrente. Così, sull’esempio di prima, se gli utili cresceranno del 10%, il P/E +1Y non sarà più 20, ma 20/1,1 = 18,18.

Sarebbe errato concludere automaticamente che il titolo è meritevole di acquisto solo perché il P/E a 12 mesi è più basso di quello corrente, perché tale rapporto, anche ammesso che gli eps vengano effettivamente confermati, implica che tra un anno i prezzi siano esattamente uguali a quelli di oggi, ovvero una crescita zero!

E allora come ci può essere utile? Se si ha una media storica del P/E (5, 10 anni o più) il P/E +1Y ci può dire se il titolo è caro (o se è vantaggioso rispetto alle valutazioni storiche); fino ad indicarci se siamo di fronte a una bolla o meno.


Questo semplice grafico riferito all’indice S&P500 ci dice che il P/E a dodici mesi (20,1) è sostanzialmente in linea (o poco più) con la media quinquennale del P/E (19,9). Salvo che gli ultimi cinque anni siano stati una bolla, le quotazioni odierne appaiono leggermente più care, ma di fatto allineate ai multipli degli ultimi anni. 







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