A luglio, per l’oro sembra essersi formata una base intorno ai 4 mila $. Dall’inizio dell’anno perde il 6,7%, ma rispetto a un anno fa guadagna ancora il 22%.
Questo plateau sembra tanto
più solido se si si considera che, dopo le vendite del secondo trimestre da
parte degli ETF specializzati nel metallo giallo per 45 tonnellate, a luglio in
base ai primi dati preliminari sembra siano ritornati ad acquistare oltre 15
tonnes.
L’oro “paradossalmente” sta soffrendo le tensioni geopolitiche. Ma i paesi arabi, con il venir meno di buona parte delle entrate non solo petrolifere ma anche turistiche e la necessità di sopperire a spese militari non previste, hanno affrontato l'emergenza liquidando parzialmente gli investimenti in oro che, fino a febbraio, superavano abbondantemente i 5 mila $.
La stabilizzazione del Medio Oriente (più o meno) non ha risolto i problemi dei paesi del Golfo, ma ha ridimensionato la necessità di proseguire nella ricerca di liquidità.
Peraltro, sono proseguiti
gli acquisti delle banche centrali. Quella Cinese, ad esempio, ha annunciato a
maggio il 19mo mese consecutivo in cui ha incrementato le proprie riserve in
oro; dall’inizio dell’anno sono state acquistate 25 tonnellate, portando le riserve
ufficiali del metallo giallo intorno al 9%.
Probabilmente occorrerà del tempo
prima che riparta un nuovo ciclo espansivo, ma difficilmente potrà scendere molto
al di sotto dai valori correnti. Se così sarà, in un ottica di lungo periodo, l’oro
continuerà ad essere un buon investimento.
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