Nonostante il mese di giugno abbia penalizzato i portafogli degli ETF americani dedicati all’azionario per circa 100 miliardi, a causa del calo delle quotazioni rispetto al mese precedente (facendo riferimento all’indice S&P) dell’1,1%, gli investitori hanno continuato a destinare fondi a questi strumenti finanziari per quasi 130 miliardi.
Dall’inizio dell’anno gli ETF azionari hanno raccolto oltre 680 miliardi, ma la crescita del patrimonio lo si deve soprattutto all’aumento di valore delle partecipazioni, che ha superato i 1.200 miliardi (l’indice S&P500 è aumentato del 9,6%).
Gli investimenti nell’azionario rappresentano quasi l’80% del patrimonio complessivo degli ETF, ma i nuovi apporti nel semestre si sono fermati ai due terzi.
Gli asset nel reddito fisso si attestano al 16,4% con i nuovi apporti che sfiorano il 31% di quelli complessivi.
Chiudono gli ETF in altre specializzazioni (materie prime, valute, asset allocation, cripto e alternativi) che pesano per il 3,6%, mentre i nuovi apporti nel semestre restano sotto il 3%.
Quindi, benché l’azionario continui a far la parte del leone, i flussi del primo semestre dicono che è prevalsa una certa prudenza, privilegiando l’obbligazionario, in termini relativi rispetto alle allocazioni esistenti a inizio anno, rispetto all’azionario.
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