02 agosto 2026

Uno scenario a 12 mesi

 Dalla fine di maggio l'indice S&P500 è sostanzialmente piatto (è diminuito solamente dell'1,2%). Eppure, per rimanere alle società più importanti, definite le magnifiche 7, vi sono stati movimenti contrastanti, dal –28,6% di Tesla al +3,2 di Microsoft, passando dal –4,9 di Nvidia. Per non parlare dei produttori di memoria, come Micron Technology che in questi due mesi ha perso oltre il 15%.

Se in superficie tutto appare calmo, nelle acque neanche tanto profonde vi sono correnti molti forti che trascinano al ribasso i titoli che fino ad oggi sono stati da guida al mercato azionario.

I dubbi che gli investimenti in AI non diano i risultati sperati hanno rimescolato le carte e messo in discussione quale debba essere la narrativa prevalente ad indirizzare gli operatori di mercato.

A tutto ciò si è aggiunta la drastica revisione degli utili per azione (eps) da parte della società di ricerca FactSet (per vedere le previsioni fino alla settimana scorsa clicca qui).

Nel secondo trimestre gli utili sono aumentati del 37,5%, surclassando la crescita del primo trimestre (+27,2%).  Ma da oggi in poi gli utili incominceranno a rallentare sempre di più, passando dal 37 al 7% del prossimo anno. 


Oggi gli operatori si lustrano gli occhi con la crescita del secondo trimestre. Ma se guardano avanti vedono uno strapiombo che porta a una sola conclusione: forse è arrivato il momento di alleggerire il peso dell'azionario nel portafoglio. Non dico che da domani inizia il crollo. Ma se questa evoluzione degli utili si dovesse realizzare, la strada sarebbe segnata.

Dove investire?

La liquidità non è entusiasmante: i tassi sui Bot annuali rendono il 2,8% esattamente in linea con l'inflazione (2,8% a luglio).

Quelli decennali meglio evitarli: i tassi impliciti segnalano un aumento dei rendimenti da qui a un anno di 0,8 punti percentuali, esponendo ad una perdita in conto capitale del 7,4%, ben superiore all'attuale rendimento del 4%.

L'oro potrebbe aver raggiunto una certa stabilità, ma è difficile che possa ritornare sui massimi in tempi brevi. Stesso discorso per il bitcoin, anche se è più imprevedibile. Ad ogni modo, assumere una posizione su questi asset avrebbe senso solo in un'ottica di lungo periodo.

Restano le materie prime. Anche in tal caso è difficile dire come evolveranno le quotazioni, ma se si vuole dare retta ai grafici sono l'unico asset che potrebbe intraprendere un trend positivo.


Il rischio inflazione, indotto dalla situazione problematica per le forniture non solo di petrolio, ma anche di altre risorse fondamentali per l'industria e l'agricoltura a livello globale, potrebbe quindi essere coperto assumendo una posizione in questo mercato.

Fermo restando che siamo in un contesto molto complesso, con un'amministrazione americana imprevedibile, che potrebbe stravolgere ogni scenario ipotizzato da un giorno all'altro.

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