16 maggio 2026

Azionario cinese, sempre in attesa di una ripresa

 

Nonostante i toni trionfalistici di Trump, l’incontro con Xi Jinping non ha convinto gli investitori. L’indice S&P ieri è sceso dell’1,2%. Non si può attribuire tutto il calo all’esito del summit. Certamente sono scattate le prese di beneficio, dopo che il giorno prima aveva raggiunto il massimo assoluto di 7.500 punti. Ma evidentemente l’incontro tra i due leader non è stato in grado di dissolvere le incertezze che regnano tra i due paesi.

L’indice Msci China in $ ha perso invece l’1,8%. A quanto pare, i cinesi sono ancora più scettici degli investitori occidentali. Dall’inizio dell’anno sta perdendo il 5%. Tecnicamente sta affrontando una fase ribassista, ma che potrebbe essere interrotta se solo riuscisse a superare la resistenza posta il 3,3% più in alto. L’eventuale ripresa sarebbe più convincente se poi superasse l’ultimo massimo relativo posto a 7,5% dai valori correnti.

Stando ai fondamentali, questi obiettivi sono alla portata del mercato azionario cinese. Gli utili per azione previsti a dodici mesi dovrebbero crescere di oltre il 22%. Le quotazioni sono poco più di 14 volte gli utili. Il rapporto tra il P/E e la crescita degli eps è quindi ampiamente sotto l’unità (0,63). Ma molto dipenderà dall’evoluzione dei rapporti tra gli Stati Uniti e la Cina e da una rapida conclusione del conflitto in corso in Iran.

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