03 maggio 2026

Tre scenari per lo S&P500

 


Se si guarda ai prossimi dodici mesi, gli utili per azione (eps) delle società facenti parte dell’indice S&P500, dovrebbero crescere ad un ritmo ridotto (+15%) rispetto a quanto dovrebbero realizzare nel trimestre terminante in questo mese (+21%).

Stando alle ultime previsioni di FactSet, il rallentamento dovrebbe realizzarsi con i primi mesi del 2027. Ma non è che nel frattempo vada tutto benissimo. Da qui a fine anno gli eps dovrebbero avere un tasso di crescita sostanzialmente invariato, intorno al 20%.

E’ sicuramente un buon risultato, ma di fatto occorre prendere atto che non vi saranno nuove accelerazioni e che anzi la crescita resterà sostanzialmente stabile.

In questo contesto, l’attenzione degli investitori potrebbe spostarsi verso altri spunti, come la conferma o meno delle quotazioni rispetto agli utili (il P/E).  Perché se il tasso dei crescita degli eps atteso da qui alla fine dell’anno rimane di fatto invariato al 20%, ci si potrebbe chiedere se le valutazioni siano giustificate in mancanza di ulteriori progressi.

L’attuale P/E si colloca oltre 24 volte gli eps. Assumendo il 20% medio di crescita degli utili da qui a fine anno si ottiene una PEG, ossia il rapporto tra il P/E e il tasso di crescita degli eps, di 1,2. Questo indicatore esprime una buona valutazione sulle quotazioni quanto più il risultato di quel rapporto è basso. L’attuale 1,2 pur non essendo elevato, è comunque sopra l’unità. Il che indica una certa sopravvalutazione rispetto alla crescita degli utili prevista. Ciò non implica necessariamente che il mercato azionario è destinato a perdere il 20%. Certo è che appare difficile immaginare che abbia ulteriore spazio per crescere.

Tanto più che rispetto ad un anno fa, lo S&P500 è aumentato del 29%, innanzi ad una crescita degli utili come detto del 21%. C’è circa la metà degli utili attesi per i prossimi dodici mesi già incorporata nei prezzi correnti. Ciò non vuol dire che aumenterà del 7%. Anche perché gli eps attesi tra un anno non sono “certezze” indiscutibili. Possono essere rivisti al ribasso. Il che non sarebbe poi così strano viste le tensioni geopolitiche che coinvolgono una regione fondamentale per la fornitura di risorse energetiche a livello mondiale.


Il P/E nell’ultimo anno si è mosso tra 22 e 25 volte gli utili. Nell’ipotesi che ritorni verso il minimo di questo intervallo, a 22, con le attuali previsioni degli eps per fine anno, si avrebbe un valore di circa 7.370 punti (+1,9% dai valori correnti). Nell’ipotesi migliore (25 volte gli eps, magari in conseguenza di una rapida risoluzione del conflitto in Iran), lo S&P potrebbe salire fino a 8.370 (+15,8%).

E’ evidente che se il P/E dovesse scendere sotto i 22, fermi restando gli eps, il prezzo delle azioni sarebbe destinato a scendere. Se soltanto si volesse riportare il PEG all’unità, un P/E di 20 implicherebbe una discesa per fine anno di oltre il 7%.

Quale sia lo scenario non è ovviamente dato sapere. Al momento il trend rimane rialzista. Ma anche l’analisi tecnica non può garantire per il futuro.



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