05 maggio 2026

Il turbolento primo trimestre dell'Oro

 Dall’inizio dell’anno l’oro ha guadagnato oltre il 6%, ma fino alla fine di febbraio il guadagno era del 22.4%. Poi a marzo, con la guerra contro l’Iran, ha perso la metà di quanto aveva guadagnato e anche aprile non è andato poi così bene (-1,6%).

La guerra ha fatto sentire i suoi effetti non solo su chi acquista a scopo di investimento, ma anche agli operatori non finanziari.

Tanto per cominciare, la domanda di oro per uso gioielleria è crollata nel primo trimestre di quasi il 23% rispetto allo stesso periodo del 2025. La guerra nel Golfo Persico ha fatto venir meno la domanda dal Medio Oriente, ma sostanzialmente in linea con il calo della domanda globale, salvo gli Emirati Arabi Uniti (-40%) e l’Iran (-31%). Molto più pesante il calo degli Stati Uniti (-44%) ove probabilmente si è fatta sentire l’assenza dei paesi arabi (più che a casa loro). Anche l’Italia, altro mercato preferito dagli sceicchi e gli emiri, deve mettere in conto un calo del 39%. Male infine la Cina (-32%) e l’India (-19%).

Gli impieghi industriali hanno aumentato la domanda dell’1,5% rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso.

Nel complesso la domanda di oro diversa dall’investimento finanziario è scesa rispetto ad un anno prima del 19%.


Ben più drammatico il calo della domanda registrato dagli ETF: dalle 230 tonnellate dell’anno scorso a 62 (-73%).

Le vendite si sono concentrate in Nord America, per 15,7 t. e in Europa (7,5 t.).  Solo grazie all’Asia, che ha acquistato l’equivalente di 83,5 t., gli ETF hanno potuto chiudere in positivo il trimestre.

Le vendite di ETF negli Stati Uniti, pari a 16,4 tonnellate, si  spiegano probabilmente con la necessità degli investitori arabi di reperire liquidità, con il venir meno delle entrate petrolifere. Tuttavia l’incidenza sulle tonnellate gestite dagli ETF americani è stata dello 0,8%.

Molto più pesante è stata la conversione in liquidità delle posizioni detenute in ETF in Italia: il 15,7%, benché in termini assoluti abbia significato vendite per 1,7 tonnellate.

Hanno prevalso le vendite anche in Germania (4,2 t.), nel Regno Unito (3,4 t.) e in Francia (1,5 t.).

Sono stati invece acquirenti netti di oro, mediante gli ETF, la Cina per 50,4 t. e l’India per quasi 20 t. Altri acquirenti netti sono stati il Giappone (6,1 t.), la Corea del Sud (5,1 t.) e la Svizzera (3,8 t.).


Al calo degli acquisti di ETF ha corrisposto una parallela crescita della domanda di lingotti e monete d’oro. Nel primo trimestre sono aumentati del 42%, quasi a voler convertire l’oro “cartaceo”, rappresentato dagli ETF, in oro fisico, materiale, da poter toccare e tenere in mano.

Le Banche Centrali hanno nel complesso aumentato gli acquisti del 2,8%. Tra i maggiori acquirenti, la Polonia e l'immancabile Cina. Tra i venditori, la Russia (che non può accedere direttamente al mercato del dollaro) e la Turchia.



Nel complesso, la domanda di oro è scesa di oltre il 9% rispetto ad un anno fa. Ma le banche centrali e gli investitori asiatici sembrano molto più fiduciosi degli investitori occidentali sulle prospettive del metallo giallo.

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