Nel primo trimestre di quest’anno, secondo le stime preliminari rilasciate dalla Bea statunitense, il prodotto interno lordo (GDP) americano è cresciuto rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso del 2,7%, in significativa espansione dal +2% registrato alla fine del 2025.
Se si escludono le variazioni delle scorte (e gli adeguamenti di raccordo dei conti trimestrali del gdp), emerge una domanda che va a ridurre i magazzini, forte di una crescita del 3,8%, per di più in consistente progresso dal +2,4% dell’ultimo trimestre del 2025.
Il buon andamento della domanda è sostanzialmente imputabile agli investimenti fissi non strutturali (+9,2% su un anno fa) a fronte di una crescita della domanda al netto degli investimenti assai blanda (+2,2%), sebbene in ripresa. Continuano a sprofondare invece gli investimenti strutturali, sia residenziali che commerciali (-5,9%).
C’è da chiedersi quali ritorni avranno questi investimenti innanzi ad una domanda che cresce ad un ritmo quattro volte inferiore: o sono esageratamente costosi o rischiano di non trovare un’adeguata risposta all’impegno profuso dalle aziende per sviluppare le nuove tecnologie.
Le famiglie infatti hanno potuto contare su una crescita reale dei redditi di poco superiore all’1%, in rallentamento rispetto all’ultimo trimestre dell’anno scorso (+1,3) e in declino per tutto il 2025. Se si fa riferimento ai lavoratori dipendenti, il reddito reale non raggiunge nemmeno l’1% di crescita.
L’espansione dei consumi del 2,4% avviene pertanto ricorrendo all’indebitamento, che nel primo trimestre è cresciuto del 5,2%. Poiché i beni durevoli (come ad esempio le auto, i mobili e gli elettrodomestici) sono aumentati solamente dell’1% in termini reali, non si può escludere che il ricorso all’indebitamento serva a finanziare la spesa corrente delle famiglie.
Praticamente nullo è il contributo della spesa pubblica, nonostante a marzo sia stata intrapresa la guerra contro l’Iran. Le spese militari, paradossalmente, sono inferiori in termini reali rispetto ad un anno prima dello 0,7%. Il calo delle scorte registrato nei conti trimestrali del gdp probabilmente include l’impiego dei missili lanciati durante il mese di guerra. Le spese non saranno state aumentate, ma è facile prevedere che lo saranno in futuro, dato che gli arsenali sono stati intaccati significativamente dall’impegno bellico (peraltro è stato chiesto al congresso di portare la spesa militare a 1.500 miliardi dollari).
Le uniche note positive vengono dalle esportazioni, in crescita di oltre il 4% e dal calo delle importazioni (-5%) per effetto dei dazi. Tra le esportazioni rientra sicuramente il gas liquefatto inviato in Europa, ben contenta di pagarlo di 4-5 volte di più di quello russo, a cui con sanzioni autoimposte ha deciso di rinunciare.
In definitiva, continuano a crescere i profitti delle maggiori società americane (quasi +15% nel primo trimestre), ma il resto del paese si indebita per vivere. Non mi pare un modello di sviluppo equilibrato.
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