11 aprile 2026

Il mese di guerra

 Gli americani, si sa, sono più “confidenti” con il mercato azionario. Ma come hanno reagito il mese scorso, in cui ha preso avvio la guerra contro l’Iran?

Ci aiutano a rispondere a questa domanda le statistiche sui flussi degli ETF. Ovviamente, questi strumenti sono solo una porzione degli scambi che avvengono a Wall Street. Nulla ci dicono delle transazioni dirette sui mercati dei piccoli o dei grandi investitori. Tuttavia gli ETF rappresentano uno strumento di investimento di facile contrattazione particolarmente utile per gli investitori di  lungo periodo, in quanto consente di prendere posizione su un’amplia platea di mercati (azionari, obbligazionari, oro, materie prime, criptovalute, tematici, settoriali), relativamente a basso costo.

Ebbene, nonostante la guerra, gli americani non si sono lasciati “impressionare”. Certo, i danni non erano a casa loro, ma a migliaia di chilometri di distanza. Ma anche l’aumento del prezzo del petrolio non li ha toccati più di tanto, almeno a Wall Street. L’indice S&P500 nel mese di marzo è sceso poco più del 5% e ad oggi, dopo l’annuncio della tregua di due settimane, il calo non è neanche dell’1% rispetto all’inizio del conflitto.

Ecco allora che se tra gennaio e febbraio gli ETF azionari raccoglievano oltre 110 miliardi al mese, a marzo hanno dovuto accontentarsi di circa 70 miliardi.

Il comparto del reddito fisso ha raccolto circa 50 miliardi, meno dei 70 di febbraio, ma sostanzialmente in linea con gennaio (53 miliardi).

Chi ha subito il danno maggiore sono gli altri ETF, diversi dagli azionari (quale che sia la specializzazione) e  gli obbligazionari: quelli che investivano in oro, materie prime e criptovalute, che complessivamente sono stati venduti per 3,5 miliardi, sebbene non siano note le dinamiche tra le diverse tematiche all’interno di questo comparto. Tuttavia, secondo le statistiche del World Gold Council, gli ETF nordamericani (e quindi incluso il Canada) specializzati sull’oro avrebbero subito un deflusso di circa 10 miliardi di dollari. Il ché lascia presupporre che le altre materie prime abbiano beneficiato di nuovi investimenti, insieme probabilmente alle criptovalute, dato che il bitcoin a marzo è aumentato del 2%.

Nel complesso gli ETF hanno raccolto oltre 117 miliardi di nuovi investimenti contro una media di circa 185 miliardi mensili tra i primi due mesi dell’anno.

Per quanto l’afflusso sugli ETF azionari sia decisamente diminuito, sicuramente a causa della guerra, sono ancora da valutare gli effetti nel prossimo trimestre delle previsioni di crescita degli utili per azione (Eps).

Le nuove stime di FactSet, aggiornate al secondo trimestre del 2027, segnalano un rallentamento per i prossimi dodici mesi dal +22% del mese scorso a +16% per giugno.

Resta tuttavia l’incognita del quadro geopolitico. Per quanto sia auspicabile che la tregua si tramuti in un accordo di pace, è bene avere un atteggiamento prudente, ove purtroppo con questo termine si sottintende che la situazione potrebbe tornare a peggiorare.

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