Parlare dell’ultimo trimestre del 2025, quando in questi giorni c’è una guerra può apparire anacronistico. Ma la quota detenuta dalle famiglie americane sul totale delle attività azionarie emesse è in crescita dal 2020, passando da meno del 38 al 42,4%. E’ il massimo assoluto almeno dall’inizio di questo secolo. Se hanno fatto bene lo si vedrà con il tempo. Intanto, nonostante la guerra in Iran, l’indice S&P500 (a ieri) era inferiore rispetto all’inizio dell’anno solamente del 4%.
Chi continua a ridimensionare
il proprio peso è il sistema finanziario, che dalla crisi del
Oltre alle famiglie, ad acquistare peso sono stati gli investitori esteri che rappresentano ormai il 18.4% del mercato azionario.
L’incidenza degli investimenti azionari delle famiglie è di poco inferiore a un terzo del loro patrimonio finanziario. A cui si aggiungono i titoli di proprietà relativi alle attività imprenditoriali non quotate (11%) e gli investimenti in mutual fund (per un altro 10% circa).
Quando oltre la metà del
patrimonio familiare dipende dai mercati azionari o dalle attività economiche e
commerciali , non si può ignorare l’effetto ricchezza richiamato da JP Morgan a
proposito delle conseguenze che possono derivare da uno shock petrolifero
Fonte: Elaborazioni su dati Federal Reserve Board - Data
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