20 marzo 2026

Le famiglie americane esposte allo shock petrolifero

 Parlare dell’ultimo trimestre del 2025, quando in questi giorni c’è una guerra può apparire anacronistico. Ma la quota detenuta dalle famiglie americane sul totale delle attività azionarie emesse è in crescita dal 2020, passando da meno del 38 al  42,4%. E’ il massimo assoluto almeno dall’inizio di questo secolo. Se hanno fatto bene lo si vedrà con il tempo. Intanto, nonostante la guerra in Iran, l’indice S&P500 (a ieri) era inferiore rispetto all’inizio dell’anno solamente del 4%.

Chi continua a ridimensionare il proprio peso è il sistema finanziario, che dalla crisi del 2008 ha ridotto la quota posseduta sul totale delle azioni in circolazione dal 47,2 al 35,5%.

Oltre alle famiglie, ad acquistare peso sono stati gli investitori esteri che rappresentano ormai il 18.4% del mercato azionario.

L’incidenza degli investimenti azionari delle famiglie è di poco inferiore a un terzo del loro patrimonio finanziario. A cui si aggiungono i titoli di proprietà relativi alle attività imprenditoriali non quotate (11%) e gli investimenti in mutual fund (per un altro 10% circa).

Quando oltre la metà del patrimonio familiare dipende dai mercati azionari o dalle attività economiche e commerciali , non si può ignorare l’effetto ricchezza richiamato da JP Morgan a proposito delle conseguenze che possono derivare da uno shock petrolifero 

Fonte: Elaborazioni su dati Federal Reserve Board - Data

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