29 marzo 2026

Oro, è ancora un bene rifugio?


Finora abbiamo concentrato lo sguardo al petrolio e a Wall Street. Ma vi è un altro protagonista (finanziario) in questa guerra: l’oro.

Il metallo giallo è considerato un bene rifugio. Vale a dire che dovrebbe “proteggere” i risparmi o gli investimenti dalle turbolenze finanziarie. In altri termini, se i mercati azionari vanno male, il compito che ci si aspetta dall’oro è quello di andare in controtendenza, di apportare valore, in modo da compensare quantomeno la caduta degli altri asset.

Solitamente è ciò che avviene e non di rado ha la capacità di crescere in parallelo al buon andamento dei mercati azionari.

Tuttavia, nei momenti cruciali, come una guerra, uno shock petrolifero, sembra che non sia in grado di garantire il compito per cui era stato acquistato. Dall’inizio del conflitto, un mese fa, l’oro ha perso il 15%. Anche più della borsa americana (-7.4%) o italiana (-8,1%).

Dove sarebbe allora la sua capacità di protezione?

Incominciamo col dire che l’oro è soprattutto una riserva di valore. In altri termini, il metallo giallo incorpora l’equivalente di una moneta (il dollaro, l’euro, lo yuan) che può essere spesa sul mercato. E quando può essere speso? quando si vende? Ovviamente sempre, ma in certi momenti gli operatori decidono di “realizzare” la loro riserva in moneta corrente soprattutto quando devono affrontare delle difficoltà (guerre, shock petroliferi). Ciò consente da una parte di realizzare i guadagni conseguiti sul metallo giallo prima di dover “realizzare” le perdite sulle altre asset class (azioni e obbligazioni) e dall’altra di aver a disposizione, soprattutto per gli Stati e i grandi investitori, moneta corrente che può essere impiegata per poter acquistare sul mercato internazionale (non si possono fare bonifici con l’oro e il trasferimento fisico non è proprio la cosa più agevole) i beni e i servizi necessari. In questi momenti, l’oro nella sua funzione di riserva di valore, esplica la concreta possibilità di poter acquistare ciò che è necessario per la vita di un paese. L’oro è l’altra faccia del dollaro (o dell’euro o della valuta cinese).

Su queste circostanze non mancano le voci (di più non si può pretendere) di paesi asiatici, europei e di qualche grande operatore americano che avrebbero provveduto a vendere parte delle loro posizioni in oro realizzando i guadagni conseguiti.

Perché è vero che il metallo giallo è sceso molto, ma ancora adesso guadagna oltre il 44% rispetto ad un anno fa. E i maggiori venditori tra gli investitori sono gli ETF americani.


Cosa aspettarsi quindi dal gold? Come si vede dal primo grafico, l’oro cadde di quasi il 10% rispetto all’inizio del 2022, dopo l’invasione dell’Ucraina. Al momento si colloca peggio rispetto a quattro anni fa, ma è sostanzialmente in linea con i valori di inizio anno.  Nel 2022, il drawdown (ovvero la perdita tra il massimo e il minimo) fu del 17%, mentre oggi siamo al 15%. Ma nel 2022 il minimo venne raggiunto verso fine anno. Oggi siamo solo all’inizio. Se si ipotizza che possa scendere di un altro 10%, la quotazione potrebbe arrivare in area 4.000 $. Se così fosse, sarebbe una caduta rispetto all’inizio dell’anno di poco superiore al 7%, più o meno in linea con quanto inferto già oggi all’indice S&P500.



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