21 marzo 2026

Siete comunque coinvolti

 E se nei vostri quartieri

tutto è rimasto come ieri,

senza le barricate

senza feriti, senza granate,

se avete preso per buone

le "verità" della televisione

anche se allora vi siete assolti

siete lo stesso coinvolti.


(Fabrizio De Andrè,

Nicola Piovani,

Giuseppe Bentivoglio)

 A meno che abbiate investito sul settore energetico e sul petrolio, probabilmente sarete stati coinvolti dai ribassi di marzo.

Pensavate che I titoli di stato italiani vi potessero proteggere? Dall’inizio della guerra in Iran i decennali hanno perso il 6,4%. In soli 20 giorni. E poiché il mercato stima che i tassi possano salire da qui a dodici mesi di un punto percentuale, si è esposti ad un’ulteriore caduta del 9%.

I titoli di Stato italiani hanno fatto peggio della Borsa americana (-5.4%). Ma la Borsa italiana dall’inizio del mese ha perso il 9,3% Entrambi i mercati sono ormai prossimi a tagliare verso il basso la media annuale e a dare avvio a un potenziale trend ribassista.

Non si salvano i paesi emergenti (-8.1%) e la Cina, la quale se perde solo il 5% ha già tagliato la media annuale e si avvia a un trend ribassista.

L’Oro? Vi basta un calo del 15%? 

Ma non doveva essere un bene rifugio? Certo, ma quando le materie prime aumentano del 12,8% e il petrolio del 55% in soli 20 giorni, forse materie prime e petrolio non saranno proprio un rifugio, ma certamente consolano molto bene i cali sugli impieghi tradizionali.

Tutto però dipenderà da quanto durerà la guerra. Chi ha scommesso sulla superiorità americana, sta perdendo la scommessa. L’Iran ha dimostrato non solo di poter resistere agli attacchi, ma è stato in grado di rispondere più che adeguatamente, bombardando le basi militare americane e israeliane e successivamente gli impianti petroliferi ed energetici, oltre a riuscire a bloccare lo Stretto di Hormuz.

Purtroppo non sembra che finirà a breve. Gli scambi missilistici e i bombardamenti possono anche essere meno intensi rispetto ai primi giorni, ma sono più devastanti e selezionati. Inoltre si susseguono voci che parlano di invio di altre navi militari americane e di 2.500 marines.

Nonostante Trump continui a ripetere che sta vincendo, ha dovuto trasferire i patriot dalla Corea del Sud e ha dovuto chiedere aiuto ai paesi Nato per liberare lo Stretto di Hormuz, perché le sue portaerei si sono dovute allontanare dal teatro di guerra (la Lincoln è a 1200 km dalle coste iraniane e la Ford è stata costretta a rientrare a Creta per assistenza).

Quindi? Quindi più il petrolio resterà sopra i 100 $, più aumenterà il rischio di inflazione con conseguente riduzione del potere d’acquisto delle famiglie (riduzione della domanda), più aumenterà il rischio di un rallentamento dell’attività economica (se non proprio una recessione), soprattutto in Europa, priva di risorse energetiche. Se l’inflazione indurrà le banche centrali ad aumentare i tassi, la recessione o la stagnazione, intaccherà la redditività delle imprese.

Tale circostanza non è stata ancora metabolizzata dagli analisti, i quali nonostante la guerra, continuano ad alzare la crescita degli utili per azione.



Probabilmente hanno ragione gli analisti di FactSet. Ma francamente sarei un po’ più cauto. A meno che, nel suo stile, Trump domani ci dica che la guerra è finita e si ritorna a casa. Con Trump, tutto è possibile. 

Andrà così?




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